Maxi-rissa e rischio denunce, ma nessuna squalifica

Del “far west” in San Giuseppe-San Polo non c’è traccia negli atti ufficiali, un testimone scrive a Libertà: «Sono sconcertato»

Michele Rancati
Michele Rancati
|20 ore fa
Un’ammonizione durante la gara San Giuseppe-San Polo ©Campo Élite
Un’ammonizione durante la gara San Giuseppe-San Polo ©Campo Élite
2 MIN DI LETTURA
Domenica scorsa la partita del girone A di Seconda categoria San Giuseppe-San Polo (finita 1-3) ha avuto un finale a dir poco turbolento. A risultato ormai acquisito, si è scatenata una maxi-rissa sul terreno di gioco, causata, secondo numerose testimonianze concordanti, da un colpo proibito assestato da un giocatore di casa a un avversario a palla lontana. Ne è scaturito un putiferio, che potrebbe avere anche strascichi legali: due calciatori sono andati al pronto soccorso e non è escluso che possa presto arrivare anche qualche denuncia.
Un episodio reso ancora più esecrabile dal fatto che, poco più di due ore prima, le squadre avevano omaggiato con un mazzo di fiori la memoria di Andrea Cavanna in occasione del quarto anniversario della sua tragica morte.
Dell’accaduto, però, non c’è traccia nei due referti che il direttore di gara ha mando alla Figc e quindi al giudice sportivo. Nel primo non erano riportate né ammonizioni né espulsioni, ragion per cui l’arbitro ha inviato un secondo documento e la federazione ha pubblicato ieri un comunicato integrativo. L’allenatore del San Giuseppe Andrea Pelizzari è stato squalificato per 4 giornate per espressione ingiuriosa verso il direttore di gara (episodio ampiamente precedente alla rissa), mentre Andrea Toscani del San Giuseppe starà fermo un turno per aver raggiunto la quinta ammonizione.
La lettera a Libertà
Neppure una riga sul “far west”, per l’indignazione di molti. Tra questi, un lettore ha voluto metterla nero su bianco, scrivendo a Libertà: «Gentile redazione - si legge - scrivo per raccontare di un episodio a cui ho assistito personalmente durante una partita di calcio dilettantistico lo scorso fine settimana e che fatico a non catalogare come grottesco. Premetto di essere un appassionato di calcio, di averlo praticato per tanti anni e oggi mi piace vivere qualche partita da spettatore in memoria dei vecchi tempi e senza perdere l’occasione di ricordare a chi è seduto vicino a me in tribuna che quando giocavo io il livello era molto più alto. Anche domenica ho scelto la partita che sarei stato più interessato a vedere e mi sono recato al campo. La gara scorre via liscia - precisa - fino a quando, complice forse la stanchezza o il risultato ampiamente acquisito da una delle due squadre, inizia ad incattivirsi, costringendo il direttore di gara ad estrarre diversi cartellini (tra i quali anche un rosso) nel tentativo di ristabilire l’ordine. Ordine evidentemente apparente, poiché, quando l’incontro era ormai terminato, un colpo proibito sferrato a palla lontana da parte di un giocatore faceva scattare una rissa che per violenza, durata e numero di atleti e dirigenti coinvolti aveva tutte le carte in regola per “meritare” un rilievo disciplinare con pochi eguali nel panorama dilettantistico. Addirittura un giocatore in tribuna (forse perché indisponibile o già squalificato) scavalcava la recinzione e invadeva il terreno di gioco...il tutto sotto gli occhi sbigottiti dei circa 100 spettatori presenti in tribuna, oltre che di una telecamera per le riprese».
Il racconto prosegue: «Finalmente, dopo qualche interminabile minuto di colpi proibiti, viene ristabilita una parvenza di calma, tanto da permettere all’arbitro di far riprendere il match giusto il tempo di emettere il triplice fischio finale e mandare tutti negli spogliatoi...contusi e non. Nel frattempo sugli spalti la preoccupazione e lo sconcerto hanno lasciato spazio allo stupore nel non aver visto estrarre nemmeno un cartellino nei confronti dei forse troppi protagonisti della vicenda; tra me e me ho infatti pensato che forse il direttore di gara si fosse preso il tempo necessario per ripercorrere con calma i fatti e, senza fretta, redigere un referto che mettesse il giudice sportivo nella condizione di applicare correttamente il regolamento. Evidentemente pensavo male, perché mercoledì, spinto dalla curiosità di conoscere le conseguenze disciplinari di tutto ciò, ho consultato il comunicato pubblicato dalla Figc e ho appurato basito che nessuno aveva rimediato squalifiche, nemmeno coloro che erano stati sanzionati durante l’incontro. Ora, sicuramente ci sarà stato un disguido informatico che ha impedito che il referto arrivasse in tempo per poter essere valutato dal giudice - conclude non sapendo ancora del secondo referto, che comunque non riporta della rissa - ma se così non fosse credo che chi come me ha assistito allo scempio rimasto impunito non possa fare altro che considerare tutto ciò come un chiaro esempio che non sempre al giusto e sacrosanto rispetto che la classe arbitrale pretende (per un epiteto si rimediano 4 giornate ) corrisponde un altrettanto giusto rispetto per le società sportive». Firmato: “Uno spettatore sconcertato”.