Milena uccisa, per la galassia rosa è femminicidio

L'imputazione di omicidio aggravato fornita dalla procuratrice Pradella suscita la protesta di 41 firmatari e di numerose realtà compresi i centri antiviolenza

Simona Segalini
Simona Segalini
|11 ore fa
Milena Vitanova
Milena Vitanova
1 MIN DI LETTURA
Una presa di posizione ampia ma dai toni composti: 41 firmatari (la maggioranza donne) e numerose realtà associative, insieme alla rete dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, contestano la scelta della Procura di Piacenza di qualificare come «omicidio aggravato» – e non femminicidio – l’uccisione di Milena Vitanova ad opera del marito, avvenuta il 9 maggio in via Pastore.
Secondo la Procura, guidata da Grazia Pradella, mancherebbero gli elementi di odio o discriminazione di genere richiesti dalla legge del 2 dicembre 2025. Una lettura che il mondo associativo critica duramente: nel documento si denuncia il rischio di una narrazione che «mette sotto accusa i problemi della vittima», alimentando la retorica della “cattiva vittima” e spostando l’attenzione dall’autore del delitto.
Ancora più netta la posizione dei Centri antiviolenza emiliano-romagnoli, tra cui “La città delle donne” di Piacenza, che parlano di «forte preoccupazione culturale, politica e giuridica» e ribadiscono: «È un femminicidio». Attribuire il delitto a fragilità familiari o personali «significa cercarne le ragioni nelle condotte della donna e non nella scelta dell’uomo». «Le donne – aggiungono – non devono essere vittime perfette».
Di segno opposto la consigliera di Fratelli d’Italia Sara Soresi: «Non ogni omicidio di donna è femminicidio». La norma, sottolinea, richiede presupposti precisi e non può essere applicata automaticamente. Invita quindi a evitare letture ideologiche: «Una tragedia che merita rispetto e sobrietà, senza narrazioni precostituite».