«Crisi negozi Crai maggior trasparenza da azienda e sindacati»
«Della cassa integrazione - sostiene un dipendente Padial - abbiamo saputo dal giornale»
Elisabetta Paraboschi
|7 mesi fa

«La cassa integrazione alla Padial? Noi dipendenti l’abbiamo appresa dal giornale. Nessuna comunicazione è arrivata dai sindacati». A dirlo è Giuseppe Panelli, responsabile amministrativo della Padial da una ventina d’anni, all’indomani dell’articolo pubblicato sul nostro quotidiano e dedicato alla crisi dell’azienda che gestisce le forniture dei negozi a marchio Crai. «Abbiamo appreso dal giornale dell’avvio della cassa integrazione denominata Fis (Fondo integrativo salariale, ndr): nessuna comunicazione è arrivata dai sindacati – sottolinea Panelli – io sono via qualche giorno e giovedì pomeriggio mi hanno chiamato al telefono per dirmi che un collega era stato messo in cassa integrazione: mi hanno detto che la comunicazione da parte dell’azienda è avvenuta con una mail. Certamente, se così è, anche il comportamento di Padial non è idoneo alla buona educazione, ma anche i sindacati non sono stati corretti perché avrebbero dovuto informarci tutti dato che fra l’altro non siamo tantissimi. Avrebbero dovuto chiamarci a raccolta indicandoci le linee guida e consigliarci coordinando i movimenti e gli atteggiamenti da tenere in questa fase conflittuale».
Per l’esattezza sono 28 i lavoratori di Padial per i quali Cgil, Cisl e Uil – anche attraverso Libertà – si sono detti «molto preoccupati dato che non c’è un piano di sviluppo che sia sostenibile: in pratica 28 famiglie rischiano di non arrivare alla fine dell’estate». Ad oggi gli stipendi e la quattordicesima da Padial sono stati regolarmente pagati, tuttavia i sindacati sottolineano che «il lavoro non c’è e da questa settimana alcuni lavoratori entreranno in cassa integrazione». Così è avvenuto, come conferma anche lo stesso Panelli: «Gli stipendi e la quattordicesima ci sono stati dati, ma non c’è lavoro e negli ultimi mesi la situazione è precipitata – spiega – certamente dall’azienda mi sarei aspettato un atteggiamento più rispettoso dei dipendenti, ma anche dai sindacati avrei voluto maggiore correttezza nelle comunicazioni. Quello che noi dipendenti adesso vorremmo sapere è la strategia o il progetto che c’è: al di là del fatto che sia favorevole o meno a noi lavoratori, vorremmo conoscerlo e avere certezze. E anche più trasparenza da parte di tutti».
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