I giorni contati delle doppie verità sul caso Cittadella

Il commento di Pietro Visconti in vista del 25 agosto: o il Comune constaterà che il ritardo è stato recuperato e le garanzie sono inoppugnabili o addio contratto

Redazione
|12 giorni fa
Il cantiere di piazza Cittadella
Il cantiere di piazza Cittadella
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Commento di Pietro Visconti, già direttore di Libertà
Provare a inventarselo, un film del genere era impossibile.
Chi mai avrebbe immaginato che in meno di un anno il ritardo dei lavori per il parcheggio sotterraneo di piazza Cittadella avrebbe raggiunto i 240 giorni, mettiamo pure 180 abbuonando la pausa dovuta allo stop imposto dal giudice (qualcuno ricorderà…) che voleva salvare i 16 alberi? Togliamo i festivi e se ne deduce che più che demolire o scavare si è aspettato Godot. E quanta creatività serviva per prevedere che l’affidabilità finanziaria della società appaltatrice Gps, già oggetto di un’estenuante attesa per trovare due banche disposte a mettersi in partita, tornasse a essere dubbia a dieci mesi dal suo riconoscimento da parte del committente, ossia il Comune di Piacenza?
Serviva davvero un’overdose di diffidenza per pronosticare che sarebbe riemerso lo scoglio chiamato bancabilità. Invece rieccolo qua. Copione fitto di record, quello del maxi-garage concepito nel 2012 e lasciato a bagnomaria per dieci anni prima di essere afferrato dalla sindaca Katia Tarasconi come bandiera del coraggio di fare (quello della sua giunta) dopo tanto rinviare (da parte delle giunte precedenti). 
Ora il rischio è che il coraggio - di per sé cosa apprezzabile - si riveli azzardo e la piazza della discordia si trasformi in un monumento all’incompiuta.
Come i lettori sanno, siamo nei giorni della clessidra. Scorre il tempo che Gps (la sigla sta per Global Parking Solutions) ha avuto dal Comune per mettersi in riga.
Erano 31 giorni e scadono il 25 agosto. A quella data, delle due l’una: o il Comune constaterà che il ritardo dei lavori è stato recuperato e le garanzie bancarie risultano integrate in modo inoppugnabile oppure scatterà la rescissione del contratto. E senza paura di far pagare alla città una super penale nell’ordine di milioni, fantasma che ha imbrigliato fin qui le reazioni dell’amministrazione (tanto questa come quella precedente).
La giunta Tarasconi ora è convinta che, in assenza di un rapidissimo ribaltamento della situazione, il cumulo di inadempienze di Gps metterà nelle sue mani le carte per averla vinta nel più che probabile contenzioso giudiziario. Mentre il cantiere è passato dalla catalessi a un certo fervore, cosa che pareva incredibile ad agosto, qualche considerazione si impone. Per molti mesi i lavori erano visibilmente fermi eppure, pur non risultando sortilegi che avessero fermato pure il calendario, ai perplessi fu risposto con una certa baldanza che il cronoprogramma (parola magica foriera sempre di una qualche solennità) era da considerarsi rispettato.
E’ toccato più di una volta all’assessore Stakanov, ovvero Matteo Bongiorni che è pure vicesindaco, portare la croce del paradosso in pubbliche dichiarazioni. Finché la stessa sindaca Tarasconi, nell’intervista a "Libertà" del 26 giugno, ha cambiato spartito affermando (meglio: riconoscendo) che il famoso cronoprogramma tutto meno che rispettato era. E se andava avanti così... Quindi - prima considerazione - si è preferito dilazionare la presa d’atto trasparente che i ritmi necessari per completare l’opera secondo contratto si erano, come dire, inceppati.
La scoperta dei sottoservizi da spostare (anche sottoservizi è una parola magica in questa vicenda) spiegava solo in parte l’incantesimo della piazza recintata per realizzare il grande scavo destinato a 270 posti auto. E’ lecito dirsi che c’era la possibilità di una comunicazione più veritiera. Forse avrebbe pungolato con qualche anticipo la società appaltatrice. O magari nulla sarebbe cambiato, se non nel maggior allineamento tra le parole di Palazzo Mercanti e gli umori della parte di città attivamente osservatrice. Anche questo conta.
Non è stato ben specificato in queste settimane quali sono le carenze in materia di garanzie bancarie contestate dal Comune a Gps. Le discussioni in consiglio comunale e in commissione hanno eluso il punto. Allergia ai tecnicismi? Sfinimento nel domandare-domandare senza ottenere mai risposte cristalline? Chissà. Si può formulare un’ipotesi. L’avvio del cantiere è stato basato su delibere bancarie che attestano l’impegno di Banca del Fucino e Mediocredito Centrale a finanziare l’impresa di Filippo Lodetti Alliata per i 14 milioni necessari.
Ma alle delibere non sarebbero seguite le disposizioni operative per rendere disponibili i fondi. Diversamente non si capirebbe perché ora il Comune solleciti, e a tambur battente, il completamento delle garanzie. Un consigliere d’opposizione, Trespidi, si è spinto a dire che "una serie di verifiche hanno portato a riconoscere che i soldi per fare il parcheggio non ci sono". Nessuno ha smentito un’asserzione così grave. Anzi, a dirla tutta nessuno tra coloro che potrebbero (e forse dovrebbero) ne ha detto nulla.
Dalla maggioranza ci si aspettava almeno un mezzo fremito. Possibile che i lavori in piazza Cittadella siano stati fatti iniziare con garanzie economiche da perfezionare? Una buona occasione per spiegare Lodetti Alliata l’avrebbe avuta quando a inizio mese era stato convocato dalla commissione Legalità presieduta da Trespidi. Ma l’ha rifiutata sostenendo l’impossibilità di un "confronto pacato e produttivo" e contestando come "talmente infondato da apparire strumentale" l’ultimatum ricevuto dall’amministrazione. Il che è segno di inadeguata considerazione dei doveri di relazione con la città da parte del concessionario di un’importante opera pubblica.
Doveri civici, certo, non obblighi giuridici, tuttavia sufficienti, in teoria, a dettare un atteggiamento diverso dall’arroccamento. Purtroppo gran parte delle annose vicende degli appalti a Gps (prima del parcheggio da costruire c’è quello assai redditizio delle strisce blu) sono state caratterizzate da endemica conflittualità e incomprensioni. Tra una settimana vedremo se un miracolo avrà aggiustato questo imbarazzante labirinto oppure bisognerà inventarsi estremi rimedi per uscirne. Altri equivoci non dovrebbero essere ammessi, per la dignità amministrativa di Piacenza.