Anche da Piacenza sale il "no" per le pale sul Crociglia
Affollato incontro organizzato in città da Cai, Gaep e Gep
Nadia Plucani
|8 mesi fa

Partecipazione ampia e solido confronto nella serata pubblica organizzata dal Club Alpino italiano (Cai) sezione di Piacenza, Gruppo alpinisti escursionisti piacentini aps (Gaep) e Guide escursionistiche piacentine (Gep) dedicata all’analisi del progetto di impianto eolico che potrebbe essere installato sul monte Crociglia, nel comune di Ferriere. Ospitato dal Cai nella sua sede alla Cavallerizza, l'incontro è servito per mettere in connessione città e montagna, offrendo informazioni e approfondimenti sul progetto e sulla possibilità di presentare osservazioni al Ministero dell’ambiente.
Claudio Faimali, presidente del Cai Piacenza, ha aperto l’incontro, in cui tutti gli intervenuti, cittadini ed esperti di diversi settori, hanno ribadito le criticità che rilevano dal progetto, «legate all’impatto paesaggistico, alla fragilità ambientale, alla sproporzione dell’intervento rispetto al contesto territoriale e alla carenza di un adeguato percorso partecipativo con le comunità locali».
Il Gruppo di Coordinamento sottolinea come queste riflessioni non nascano da una posizione ideologica, ma da un lavoro approfondito: «Non si tratta di una contrarietà alle rinnovabili, ma di una valutazione puntuale: in questo contesto non risultano bilanciati benefici e costi territoriali». In collegamento anche l’esperto Daniele Uboldi: «L’assenza di vento sufficiente è una discriminante tecnica decisiva. Queste non sono aree idonee per impianti di questo tipo».
Claudio Faimali, presidente del Cai Piacenza, ha aperto l’incontro, in cui tutti gli intervenuti, cittadini ed esperti di diversi settori, hanno ribadito le criticità che rilevano dal progetto, «legate all’impatto paesaggistico, alla fragilità ambientale, alla sproporzione dell’intervento rispetto al contesto territoriale e alla carenza di un adeguato percorso partecipativo con le comunità locali».
Il Gruppo di Coordinamento sottolinea come queste riflessioni non nascano da una posizione ideologica, ma da un lavoro approfondito: «Non si tratta di una contrarietà alle rinnovabili, ma di una valutazione puntuale: in questo contesto non risultano bilanciati benefici e costi territoriali». In collegamento anche l’esperto Daniele Uboldi: «L’assenza di vento sufficiente è una discriminante tecnica decisiva. Queste non sono aree idonee per impianti di questo tipo».
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