Alice Cooper: «Vi racconto la mia vita tra rock, maschere, la Bibbia e le donne»

Dagli Hollywood Vampires, applauditi di recente a Milano, alla presentazione della sua prima autobiografia

Eleonora Bagarotti
|23 ore fa
Alice Cooper in concerto
Alice Cooper in concerto
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Alice Cooper e Johnny Deep, due come noi... si fa per dire, naturalmente. Ma quel che è certo è che gli Hollywood Vampires, anche di recente in concerto a Milano, ci hanno coinvolto e divertito, facendoci sentire parte di uno spettacolo che ha celebrato alcune tra le più belle canzoni rock della storia. Tra i momenti topici del concerto, c’è sicuramente l’immancabile omaggio a David Bowie, in cui al microfono e alla chitarra arriva “Jack Sparrow” e canta Heroes (per tutti noi: we can be heroes, just for one day). Non è da meno Joe Perry, chitarra solista degli Aerosmith (e infatti poi arriva anche il brano Rock This Way) che qui ha l’aria di “gozzovigliare” come durante una rimpatriata informale tra amici, e - va detto - quello dei Vampiri di Hollywood è uno spettacolo costruito perfettamente, con turnisti e luci e coreografie ben strutturate e funzionanti. In scaletta, a Milano c’erano anche Baba O’Riley degli Who, Roadhouse Blues dei Doors, Venus in Furs dei Velvet Underground e la cover di I’m Eighteen.
E in tema di “creature demoniache”, c’è lui: Alice Cooper. «Sono stato il primo», ribadisce mentre, con grande simpatia e disponibilità si concede a una serie di interviste per parlare di musica e, soprattutto, per presentare la sua autobiografia “Devil on my shoulder”, da poco uscita per Hachette negli Stati Uniti.
Come mai una autobiografia ufficiale?
«Sono usciti diversi libri su di me, ad alcuni ho anche dato un contributo in passato. Ma non avevo ancora scritto la storia di mio pugno».
Una storia in cui lei racconta non solo la sua carriera musicale, partendo dagli inizi, ma anche le cadute, le rinascite e, tra queste, qualcosa che forse non tutti sanno: il suo amore per lo studio della Bibbia.
«Scrivere un’autobiografia significa mettersi a nudo, con sincerità. Era il momento giusto per farlo, evidentemente. Così, sono partito da Alice Cooper, che prima era il nome del mio gruppo rock, e poi da Alice Cooper, che a un certo punto è diventato un mostro. Quindi, la mia persona, l’artista e l’uomo. I momenti difficili, la dipendenza dalle droghe, che fortunatamente ho lasciato alle spalle da moltissimo tempo ormai; l’incontro con le donne, e quello con mia moglie, che è stato fondamentale. Ma anche il piacere di continuare a fare musica, l’amicizia come quella che lega gli Hollywood Vampires. E c’è una cosa, in particolare, di cui volevo parlare: Dio».
Prego, ci dica.
«Intanto, lo studio della Bibbia è da sempre una mia grande passione. Non ho la pretesa di conoscere Dio, so però di averlo percepito, e di percepirlo, in ogni istante della mia vita. Sono solo un peccatore, con le mie fragilità: vivo con un angelo alla mia destra e un diavolo alla mia sinistra. Ma c'è Dio anche nella forza del rock'n'roll».
Lei racconta anche tanti incontri artistici, ma si sofferma soprattutto sulle donne che l’hanno ispirata. E, fra queste, le GTO’s, il gruppo di groupies musiciste prodotto da Frank Zappa.
«Erano meravigliose. Devo a Frank Zappa l’incontro con loro, in particolare con il primo grande amore della mia vita, Miss Christine, che faceva parte della band. Fu lei a suggerirmi il trucco agli occhi. Il vampiro è nato lì».
Frank Zappa com’era?
«Un genio straordinario. L’atmosfera, in quel momento, era di grande libertà, non solo morale - per così dire - ma artistica. Si faceva musica e si saliva in palco per il puro piacere di esprimersi. Quelli, come scrivo nel libro, erano poi anche gli anni della nostra, della mia, gioventù e quindi tutto veniva vissuto con un ritmo vorticoso. Erano anni rock, come quelli a Los Angeles, in giro con John Lennon e John Belushi. Anime alte».
E il rock non lo ha ancora abbandonato. Cosa la porta, però, a mascherarsi ancora? Lei e il suo collega Ozzy Osbourne, a un certo punto, in palco avete ostentato altro, terrorizzando tutti.
«Intanto mi fa piacere parlare di Ozzy, ci legava un rispetto reciproco. Oggi posso dire che la nostra era tutta scena: non avremmo fatto male neppure a una mosca, né io né lui. Altro che vampiri e pipistrelli!».