Uscire (ma con la batteria sociale e tornare presto) ecco il vero lusso

Qualcuno propone di fare qualcosa e diciamo di sì. Ma poi subentra la realtà: giornate piene, lavoro, impegni, telefonate, commissioni...

Anna Morando
|19 ore fa
Una serata tra amici © ANSA
Una serata tra amici © ANSA
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Bentornati cari amici lettori, oggi parliamo di un grande classico della nostra generazione: uscire la sera. O meglio, ci proviamo.
Sì perché se c’è una cosa che abbiamo imparato con il tempo è che non usciamo semplicemente con le persone: usciamo con una batteria limitata, la cosiddetta batteria sociale. E, dettaglio da non trascurare, è raro che sia carica al 100%.
La dinamica è sempre la stessa.
Qualcuno propone di fare qualcosa, e la risposta iniziale è quasi sempre positiva. L’intenzione c’è, la voglia anche. Soprattutto perché la richiesta spesso arriva a inizio settimana, quando siamo carichi dal weekend abbiamo poca voglia di lavorare. Il che ci proietta già al prossimo di venerdì.
Poi però subentra la realtà: giornate piene, lavoro, impegni, messaggi, telefonate, commissioni. E a fine giornata la batteria sociale è già in modalità risparmio energetico.
A quel punto entra in gioco una trattativa interna. Si decide di uscire comunque, ma con condizioni ben precise: stare il tempo giusto, possibilmente seduti, in un posto ove ci sia posteggio vicino e al caldo.
L’obiettivo non è più fare serata, ma sopravvivere.
Una volta fuori, tutto procede anche bene. Si parla, si ride, si sta insieme. Ma da qualche parte, dentro di noi, parte un conto alla rovescia invisibile. Quel momento in cui inizi a sognare di toglierti le scarpe, metterti il pigiama e avvolgerti ne piumone. E no, non è mancanza di interesse, è proprio una questione di energia.
E infatti il momento migliore della serata, ammettiamolo, non è l’uscita in sé.
È il rientro a casa.
Il momento in cui si chiude la porta, si tolgono le scarpe e finalmente si torna nel proprio spazio. Silenzio, comodità, nessuna interazione obbligata. Attenzione, questo non significa che non ci piaccia stare con gli altri. Significa che abbiamo imparato a dosarci.
Stiamo imparando a dire NO, alla veneranda età di 30/38 anni.
Anche l’organizzazione delle uscite segue la stessa logica.
Proporre qualcosa è facile, realizzarlo molto meno. Tra impegni, stanchezza e vite sempre più incastrate, spesso tutto si ferma alla frase iniziale: dovremmo organizzare qualcosa. E lì resta, non si va avanti; rimane nell’aria come l’odore di pulito quando cambi le lenzuola.
Non è pigrizia, è una selezione; usciamo meno ma quando davvero abbiamo voglia di farlo.
Forse non siamo diventati meno sociali, stiamo capendo che la compagnia ha valore solo se non ci svuota.
E, in fondo, abbiamo anche accettato una piccola verità: a volte il vero lusso non è uscire, è poter tornare a casa presto.