Sulle strade del Pride l’arcobaleno splende nella Svizzera italiana
Attraverso la voce intima di Natascia Bandecchi, la cronaca del podcast “Panico Morale” tra emozioni profonde e tappe civili
Claudia Labati
|21 ore fa

Da qualche tempo seguo con molto piacere i progetti audio di REC Swiss che, neanche a farlo apposta, sono puntualmente validi: ogni volta portano l’ascoltatore su sentieri sonori inattesi, tra cura della narrazione e sound design. La casa di produzione svizzera è un’associazione di giovani professionisti dell’audiovisivo, di Lugano, che collabora con SSR/RSI e Ticino Film Commission. Partiamo dal titolo: lo sapete cos’è il panico morale? Lo studiò nel 1972 il sociologo Stanley Cohen: è la paura esagerata che media e autorità alimentano verso chi viene visto come una minaccia per i valori di tutti. Oltre cinquant’anni dopo, direi che la strada è ancora un po’ in salita. “Panico Morale” racconta in sei episodi come la comunità LGBTQIA+ l’ha attraversato nella Svizzera italiana, una provincia dove le storie somigliano molto alle nostre: trent’anni di movimento arcobaleno in Ticino, tra testimonianze e ricordi. È scritto e narrato da Natascia Bandecchi, giornalista e attivista ticinese. Classe 1976, dopo uno studio legale e la banca approda a Rete Tre e poi a Rete Uno. Nel 2020 ottiene il diploma di giornalismo e vince un premio per un approfondimento sul carcere femminile; nel 2021 cofonda The deep NEsT, progetto di storie e diversità.
Si comincia dagli anni Novanta, dai ritrovi nascosti e dallo Spazio Gay di Massagno, con l’ombra dell’AIDS. Poi una festa improvvisata nel 2001 diventa Collegati, il primo collettivo lesbico-gay del Ticino, arrivano le assemblee infuocate, le leggi tanto attese e il primo Pride nazionale a Lugano. A tenere il filo c’è la voce dell’autrice, che intreccia la cronaca con la scoperta di sé fino al matrimonio con Sara, pochi giorni dopo l’entrata in vigore della nuova legge. Diversi i momenti in cui ci si immedesima: gli screzi in Collegati, che ricordano come un gruppo non funzioni mai senza una visione condivisa del lavoro e la conversazione con la mamma di Natascia, momento unico e mai avuto prima, che ti arriva dritto al cuore.
Il podcast nasce con il sostegno dell’Ufficio fondi Swisslos del DECS, della Fondazione Svizzera per la radio e la cultura, di Amnesty International Svizzera e di molte altre realtà. In Svizzera la cultura è res publica, mentre da noi l’audio trova ancora poco spazio. È un lavoro di memoria collettiva, quello di “Panico Morale”, che racconta “un pezzo di storia svizzera che non era mai stato raccontato così”: le conquiste civili non arrivano da sole, sono il frutto delle storie delle persone, e raccontarle è un modo di prendersene cura.
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