Se il corpo ideale diventa un paradosso da social network

Corsetti, glamour e nuovissimi farmaci: addio alla body positivity? La silhouette globale unisce magrezza estrema e forme prosperose

Giulia Marzoli
|18 ore fa
Se il corpo ideale diventa un paradosso  da social network
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La moda cambia continuamente, ma non cambiano soltanto gli abiti. Cambiano anche i corpi che vengono celebrati, imitati e desiderati. Negli ultimi anni la body positivity aveva promesso di allargare i confini della bellezza e mettere in discussione l’idea di un unico modello estetico. Oggi, però, diversi segnali sembrano raccontare una storia diversa. Per capire dove stiamo andando, vale la pena osservare come l’ideale di bellezza si sia trasformato nel corso del tempo.
Negli anni Cinquanta la femminilità era associata a forme morbide e prosperose, negli anni Sessanta arrivò la rivoluzione della magrezza di Twiggy, simbolo di una generazione che voleva distinguersi da quella precedente. Gli anni Ottanta celebrarono il corpo atletico e sportivo, mentre i Novanta imposero il fascino delle supermodelle e, successivamente, l’estetica estrema dell’heroin chic. Nei primi anni Duemila la pressione sull’aspetto fisico raggiunse livelli altissimi: pance piatte, jeans a vita bassissima e un ideale di magrezza spesso irrealistico dominarono riviste e red carpet. Negli anni successivi sembrò però aprirsi una nuova fase. Il movimento della body positivity mise in discussione l’idea che esistesse un solo corpo degno di essere rappresentato. Le campagne pubblicitarie iniziarono a mostrare fisicità differenti e il dibattito sull’inclusività entrò stabilmente nel mondo della moda. A distanza di qualche anno, però, il panorama appare più complesso. L’inclusività continua a essere un tema presente, ma l’immaginario estetico sembra muoversi in un’altra direzione. Il ritorno di molte tendenze dei primi anni Duemila ha riportato sotto i riflettori silhouette molto esili e capi che mettono il corpo in primo piano.
Anche il décolleté è tornato protagonista grazie al successo di corsetti, bustier, lingerie a vista e abiti che valorizzano il busto. Nel frattempo, si è affermato un fenomeno che va ben oltre la moda: la diffusione dei farmaci per la perdita di peso. Nati per il trattamento del diabete e successivamente utilizzati anche contro l’obesità, questi medicinali sono entrati nel dibattito pubblico e hanno contribuito a riaccendere l’attenzione sulla magrezza. Celebrità, influencer e utenti dei social hanno alimentato una conversazione globale che ha inevitabilmente avuto ripercussioni anche sull’immaginario estetico contemporaneo. Il corpo ideale di oggi appare quasi paradossale: da una parte continua a essere richiesta la magrezza, dall’altra vengono valorizzate forme considerate tradizionalmente femminili. È un modello influenzato dalla cultura digitale e dagli algoritmi che determinano quali immagini vediamo più spesso e quali finiscono per apparirci desiderabili. La questione è ampia e non riguarda semplicemente la vittoria o la sconfitta della body positivity. Come osservava il sociologo Pierre Bourdieu, il gusto non nasce mai nel vuoto ma riflette gli equilibri e i valori di una società; anche il corpo segue questa logica.
Ciò che oggi appare desiderabile non è necessariamente ciò che lo sarà domani. In questo senso la moda continua a essere uno specchio del proprio tempo, perché nei corpi che sceglie di raccontare si possono leggere le aspirazioni, le paure e le contraddizioni di un’intera epoca.