Noi creator e la nostra ansia di essere a tutti i costi ordinari
Online c’è di tutto:podcast, canali YouTube... gestire una pagina porta via energie, tempo, è frustrante e ci vuole pazienza e costanza
Anna Morando
|19 ore fa

Una creator digitale © ANSA
Bentornati cari amici lettori, siamo a metà settimana e questo ci regala già un mezzo sorriso, il weekend si avvicina!
Viviamo un’epoca storica in cui, basta aprire instagram o tiktok, per ritrovarsi di fronte orde di account di persone che fanno cose pazzesche.
C’è chi molla tutto e va a vivere in van, girando il mondo e documentando ogni esperienza, diventando travel blogger. Chi lancia con successo la sua nuova linea di magliette o borse appena create dal nulla; chi propone programmi di allenamento dopo aver aiutato centinaia di persone; chi cucina senza sosta da mattina a sera proponendo ricette degne di Masterchef.
E poi ci siamo noi.
Noi, il cui unico Brand personale è la carta fedeltà del supermercato: noi, per cui il massimo di viaggio che possiamo permetterci è la casa al mare di qualche amico o parenti in madre terra: noi, che mangiamo sempre le stesse cose perchè cucinare ti fa sporcare 4 padelle, 3 piatti, 6 cucchiai e mangi in cinque minuti netti. E il vero problema arriva dopo: lavare tutto. E ci impieghi più tempo che consumare il pranzo.
Di fronte a tutte queste orde di creator ci sentiamo spesso inadeguati. Premessa: che anche io sono creator, ma creo e produco video comici, cercando di alleggerire questo senso di inadeguatezza che ci circonda, facendoci sentire tutti un po' meno soli.
Perchè online trovi di tutto: podcast, canali YouTube con centinaia di follower, locali che aprono con la frequenza con cui io mi cambio i calzini, cioè tutti i giorni.
Davanti a tutto questo viviamo due momenti: il primo è quello in cui ci sentiamo poco originali, troppo ordinari. Il secondo è quella vocina interiore che dice: «Beh ma se lo fanno loro, perchè non posso farlo anche io?»
E qui nasce questa eterna lotta del potrei, ma non posso. O forse potrei, ma in realtà non voglio nemmeno così tanto.
Vi garantisco che gestire una qualsiasi tipo di pagina, per chi lo fa per lavoro o comunque ha un ritorno economico, è impegnativo.
Non lo paragonerò mai al mio lavoro da infermiera o ad un operaio che lavora in fabbrica con turni massacranti, perchè so bene cosa significhi lavorare davvero tanto.
Ma comunque ti porta via energie mentali, tempo, è frustrante, ci vuole tanta pazienza e costanza.
E in pochi ce l’hanno.
Credo che il punto sia un altro: abbiamo bisogno di tutti. Dell’operaio, del tassista, del medico, del fruttivendolo.. e anche dei creator.
Ma soprattutto dobbiamo smetterla di sentirci inadeguati solo perchè siamo normali.
Magari nel tuo futuro non ci sono milioni di follower o capacità innate nel public speaking, ma sai fare una lasagna al forno che fa star bene amici e familiari.
Magari non sai creare contenuti virali, non sai fare ricette, non hai una casa da copertina, ma regali sorrisi e accudisci le persone che ha intorno.
Non siamo inadeguati, siamo veri e diversi. E forse, davanti a tutta questa perfezione online, è proprio quello che vale di più.
Viviamo un’epoca storica in cui, basta aprire instagram o tiktok, per ritrovarsi di fronte orde di account di persone che fanno cose pazzesche.
C’è chi molla tutto e va a vivere in van, girando il mondo e documentando ogni esperienza, diventando travel blogger. Chi lancia con successo la sua nuova linea di magliette o borse appena create dal nulla; chi propone programmi di allenamento dopo aver aiutato centinaia di persone; chi cucina senza sosta da mattina a sera proponendo ricette degne di Masterchef.
E poi ci siamo noi.
Noi, il cui unico Brand personale è la carta fedeltà del supermercato: noi, per cui il massimo di viaggio che possiamo permetterci è la casa al mare di qualche amico o parenti in madre terra: noi, che mangiamo sempre le stesse cose perchè cucinare ti fa sporcare 4 padelle, 3 piatti, 6 cucchiai e mangi in cinque minuti netti. E il vero problema arriva dopo: lavare tutto. E ci impieghi più tempo che consumare il pranzo.
Di fronte a tutte queste orde di creator ci sentiamo spesso inadeguati. Premessa: che anche io sono creator, ma creo e produco video comici, cercando di alleggerire questo senso di inadeguatezza che ci circonda, facendoci sentire tutti un po' meno soli.
Perchè online trovi di tutto: podcast, canali YouTube con centinaia di follower, locali che aprono con la frequenza con cui io mi cambio i calzini, cioè tutti i giorni.
Davanti a tutto questo viviamo due momenti: il primo è quello in cui ci sentiamo poco originali, troppo ordinari. Il secondo è quella vocina interiore che dice: «Beh ma se lo fanno loro, perchè non posso farlo anche io?»
E qui nasce questa eterna lotta del potrei, ma non posso. O forse potrei, ma in realtà non voglio nemmeno così tanto.
Vi garantisco che gestire una qualsiasi tipo di pagina, per chi lo fa per lavoro o comunque ha un ritorno economico, è impegnativo.
Non lo paragonerò mai al mio lavoro da infermiera o ad un operaio che lavora in fabbrica con turni massacranti, perchè so bene cosa significhi lavorare davvero tanto.
Ma comunque ti porta via energie mentali, tempo, è frustrante, ci vuole tanta pazienza e costanza.
E in pochi ce l’hanno.
Credo che il punto sia un altro: abbiamo bisogno di tutti. Dell’operaio, del tassista, del medico, del fruttivendolo.. e anche dei creator.
Ma soprattutto dobbiamo smetterla di sentirci inadeguati solo perchè siamo normali.
Magari nel tuo futuro non ci sono milioni di follower o capacità innate nel public speaking, ma sai fare una lasagna al forno che fa star bene amici e familiari.
Magari non sai creare contenuti virali, non sai fare ricette, non hai una casa da copertina, ma regali sorrisi e accudisci le persone che ha intorno.
Non siamo inadeguati, siamo veri e diversi. E forse, davanti a tutta questa perfezione online, è proprio quello che vale di più.

