Deep Purple, Ian Gillian e Ian Paice presentano il nuovo album "Splat!"

Il mitico gruppo lo suonerà dal vivo il 17 ottobre a Milano: «Ci rappresenta»

Eleonora Bagarotti
Eleonora Bagarotti
|5 ore fa
Una recente immagine dei Deep Purple @courtesy of Deep Purple
Una recente immagine dei Deep Purple @courtesy of Deep Purple
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«I Deep Purple di oggi somigliano molto a una versione “attuale” dei Deep Purple degli anni Settanta. E sono in gran forma». Così il frontman Ian Gillian ha annunciato il nuovo album, un disco che ha salutato l’estate e di cui si sta parlando parecchio. A Londra, negli studi di rappresentanza della earMUSIC, c’è un grande fermento per l’uscita di “Splat!”, definito da subito come «il nostro album più heavy degli ultimi anni», prodotto dall’ormai fidato Bob Ezrin (Kiss, Pink Floyd, Lou Reed, Alice Cooper). L’idea centrale è quella suggerita da Gillian: la fine dell’umanità non in senso apocalittico, ma come una metamorfosi oltre l’esistenza fisica. «In studio, registravamo e poi ascoltavamo e spesso esclamavo: “Mi piace! Mi piace un casino», ricorda Gillian. «La nostra nuova musica risulta in linea con brani come “Highway Star”, “Smoke on the water”, “Lazy”, ha le stesse dinamiche, lo stesso equilibrio e lo stesso divertimento di quello che scrivevamo tra il ‘69 e il ‘73», aggiunge.
A presentarlo c’è anche Ian Paice, batterista che più volte (anche grazie all’amico collezionista rock piacentino Mariano Freschi) è stato ospitato e si è esibito nella nostra provincia. Quando glielo ricordo, si apre in un sorriso. «Ricordo benissimo l’affetto e l’atmosfera di quei concerti, suonare in piccoli paesi mi affascina e poi noi tutti adoriamo l’Italia».

Un amore ricambiato, dato che i Deep Purple, nel nostro Paese, hanno da sempre un seguito enorme, forse equivalente a quello dei Pink Floyd. E non a caso, terranno un concerto sabato 17 ottobre all’Unipol Arena di Milano, tappa italiana di un tour che li ha già visti trionfare negli Usa. «Amiamo anche l’idea di affrontare il pubblico in spazi ampi... chi l’avrebbe mai detto, alla nostra età?» sorride Paice, che tempo addietro a “Libertà” confidò: «Perché una band continui a stare insieme e a suonare dopo tanti anni ci vuole tanta fortuna e l’attitudine a superare le difficoltà». E in questa ondata di “seconda giovinezza”, che alcuni gruppi stanno vivendo proprio quest’anno nel mondo del rock (pensiamo ai Rolling Stones...), un pensiero va al compianto Jon Lord (autore e tastierista scomparso nel 2012, ndr). «Capita che gli amici se ne vadano, ed è molto brutto il vuoto che viene a crearsi; è un vuoto interiore che si coglie anche all’interno del gruppo, e non se ne va mai» dice Gillian. Ma poi prosegue: «Bisogna andare avanti ed è bello collaborare con nuovi musicisti, ad esempio lo è stato con Keith Urban» (che suona la chitarra nella nuova canzone “Diablo”, ndr).
Parlando di sperimentazione, una volta Ian Paice disse che, rispetto agli anni Sessanta, non va più di moda. «Per questo - prende ancora la palla il cantante - questo nuovo album ci piace molto, perché è un ritorno agli anni Sessanta. Non dico che si tratti di un vero e proprio album sperimentale, ma sicuramente ci siamo concessi grande libertà espressiva». «Ed è stato bello lavorare insieme in studio - aggiunge Paice -. Le tematiche dei brani, in qualche modo, rappresentano una riflessione condivisa sull’attualità di ciò che stiamo vivendo, alla nostra età ma anche osservando come sta andando il mondo. Le sonorità, invece, attraversano un po’ tutta la nostra storia musicale». Ma «non si tratta di un testamento, ci mancherebbe altro! Se la salute lo concede, i rocker della nostra generazione sono proprio quelli che non si fermano mai - dice Gillian -. Non vedo perché dovremmo farlo, questo è il nostro lavoro, è la nostra arte, è ciò che abbiamo costruito e lo abbiamo fatto noi!».
«E non dite che lo facciamo per soldi perché se non c’è l’amicizia, un buon feeling, se non si condividono gli stessi obiettivi i soldi non bastano a tenere insieme un gruppo... guardate i Beatles, e tutti gli altri che si sono sciolti dopo».
Ina Paice in concerto a San Giorgio Piacentino
Ina Paice in concerto a San Giorgio Piacentino

A proposito di musicisti della nuova scena, «ci piace ascoltare i giovani, alcuni gruppi sono interessanti, ma più facilmente mi capita di essere colpito da chi non è proprio famosissimo, magari andando per caso a vedere qualche concerto in giro. Continuo a essere curioso - spiega Gillian - ma non necessariamente mi butto su internet. Non c’è nulla di male a mettere la propria musica su internet, specialmente se si è giovani, ma il problema è che quella è una vetrina troppo piena e confusa... ho provato ad andare a scovare qualcosa e mi sono sentito come una barca in mezzo all’oceano... mi sono perso!».
«È capitato anche a me - dice Paice -. Quand’ero giovane, i miei riferimenti erano invece molto chiari: mi piacevano molto Ringo Starr, per la sua pulizia e precisione, e Charlie Connor, il batterista di Little Richard, che adoravamo tutti, o Bobby Elliott degli Hollies. Ma quella è stata un’epoca meravigliosa, oggi non è più possibile avere dei “mentori”». «Anche perché - ride Gillian - alla nostra età probabilmente lo siamo noi per qualcun altro!».
L’album “Splat!” sta soddisfacendo le aspettative dei fan dei Deep Purple. «Non è un album che “tradisce” chi ci conosce. Se non ci fossimo trovati in linea con il risultato finale, non lo avremmo pubblicato - precisa Gillian -. Sin dai primi giorni, in studio, ne abbiamo parlato, ci siamo messi lì a registrare e a riascoltare, siamo giunti in poco tempo sulla stessa lunghezza d’onda con Ezrin. Volevamo tutti fare un album che non fosse necessariamente commerciale, e il risultato, anche grazie alla tecnologia di oggi, secondo me è strabiliante. Da un lato, c’è l’anima della nostra musica e dall’altro, ci sono tematiche che non abbiamo mai affrontato prima». «È un album sincero - conclude Paice - e il nostro pubblico lo ha percepito. L’ingrediente segreto resta la sincerità».