"In Their Shoes": sette storie milanesi da scoprire
Milano al centro dell'ultimo videogioco realizzato dal team We Are Müesli e pubblicato il 18 marzo
Francesco Toniolo
|18 ore fa

In Their Shoes- © Libertà/Francesco Toniolo
Dicono che Milano ti cambia, ti trasforma, in positivo o in negativo. Se ci vivi per un po’ di tempo - o anche solo se ci lavori - non sei più quello di prima. Milano è stata definita in tanti modi ed è un insieme di contraddizioni, come probabilmente ogni grande città. Tra il Bosco Verticale e i maranza, tra il respiro europeo e il respiro delle polveri sottili, tra le opportunità lavorative e gli affitti alle stelle, Milano sembra essere una città per tutti e per nessuno al tempo stesso.
Viste simili premesse, l’ambientazione milanese sembra perfetta per In Their Shoes, l’ultimo videogioco realizzato dal team We Are Müesli e pubblicato il 18 marzo. Come ci suggerisce il titolo, questa esperienza narrativa ci porta a vivere le esperienze di diverse persone, per metterci nei loro panni (o meglio, nelle loro scarpe) e assumere così un punto di vista differente. Possiamo esplorare il vissuto di sette personaggi differenti, di cui vengono selezionati alcuni attimi significativi delle loro vite, in un arco temporale che va “dal primo giorno di primavera all’ultimo d’inverno”, come recita la pagina del gioco. Queste storie non sono disposte in ordine cronologico: dopo aver vissuto un certo numero di eventi ci verrà data la possibilità di disporli lungo una linea temporale, cercando di ricostruire la corretta sequenzialità degli eventi. Oltre a questo, è possibile rigiocare più volte le singole scene per sperimentare risposte differenti. Tutti questi elementi ci ricordano la natura (video)ludica di In Their Shoes, ma le storie raccontate sono molto interessanti anche prescindendo dalle possibilità decisionali che abbiamo.
Viste simili premesse, l’ambientazione milanese sembra perfetta per In Their Shoes, l’ultimo videogioco realizzato dal team We Are Müesli e pubblicato il 18 marzo. Come ci suggerisce il titolo, questa esperienza narrativa ci porta a vivere le esperienze di diverse persone, per metterci nei loro panni (o meglio, nelle loro scarpe) e assumere così un punto di vista differente. Possiamo esplorare il vissuto di sette personaggi differenti, di cui vengono selezionati alcuni attimi significativi delle loro vite, in un arco temporale che va “dal primo giorno di primavera all’ultimo d’inverno”, come recita la pagina del gioco. Queste storie non sono disposte in ordine cronologico: dopo aver vissuto un certo numero di eventi ci verrà data la possibilità di disporli lungo una linea temporale, cercando di ricostruire la corretta sequenzialità degli eventi. Oltre a questo, è possibile rigiocare più volte le singole scene per sperimentare risposte differenti. Tutti questi elementi ci ricordano la natura (video)ludica di In Their Shoes, ma le storie raccontate sono molto interessanti anche prescindendo dalle possibilità decisionali che abbiamo.

I sette personaggi che troviamo nel gioco hanno caratteristiche, sogni, ambizioni e vissuti molto differenti. Sono figure in vario modo “ai margini”, anche quando hanno un buon lavoro o una vita che dall’esterno sembra perfetta. La cosa non stupisce, considerando che We Are Müesli è sempre stato un team molto attento alla diversità e alla marginalità, oltre che alla componente artistica e culturale dei giochi. Questa attenzione si vede anche nel dettagliato “trigger warning” presente nel gioco, che spiega quali sono i diversi argomenti sensibili trattati al suo interno. Perché sperimentare il vissuto traumatico di un’altra persona, in un contesto protetto come è quello di un videogioco, può essere un’esperienza di enorme arricchimento, per capire meglio punti di vista diversi dal nostro. Ma c’è anche chi potrebbe ritrovarsi in una di quelle specifiche esperienze, magari finendo per rivivere traumi che non ha ancora superato o elaborato.
Senza fare un numero eccessivo di spoiler – e senza citare alcuni dei momenti emotivamente più intensi – abbiamo davanti a noi tante storie di grande attualità. Come quella in cui, nei panni di uno dei sette personaggi, dobbiamo chiedere al nostro capo il cosiddetto smart working, che ci permetterebbe di evitare ore e ore di spostamenti quotidiani. Una condizione in cui si trovano tantissimi pendolari che si recano ogni giorno a Milano e che accende costanti dibattiti, soprattutto dopo il periodo del lockdown. Oppure entriamo in una chat di neomamme per chiedere consigli su una possibile gravidanza a trentotto anni e su come parlare al partner del proprio desiderio di maternità.
Se vi chiedete cosa direste voi in situazioni come queste, e in moltissime altre, date una possibilità a In Their Shoes, giocabile su computer (è acquistabile sulla piattaforma Steam).
Se vi chiedete cosa direste voi in situazioni come queste, e in moltissime altre, date una possibilità a In Their Shoes, giocabile su computer (è acquistabile sulla piattaforma Steam).
MILANO NEI VIDEOGIOCHI, DAL FANTASY AL POLIZIESCO
Quando si pensa alle città italiane che appaiono nei videogiochi, è difficile che Milano sia il primo nome che viene in mente. Ci sono altre città ben più presenti, come Venezia, che è apparsa sia in famose produzioni internazionali come la serie Assassin’s Creed sia in videogiochi italiani come Venice 2089 di Safe Place Game Studio. Ci sono anche delle località fantasy che sono state modellate su Venezia, come Altissia in Final Fantasy XV o Talasside in Ni No Kuni 2, per citare due videogiochi di ruolo sviluppati da team giapponesi. Detto ciò, anche Milano è finita sotto i riflettori videoludici in più di un’occasione, ben prima che arrivasse il recente In Their Shoes dei We Are Müesli, con le sue sette storie ambientate nel capoluogo lombardo. Curiosamente, o forse no, anche Milano è stata fonte di ispirazione per una città fantasy, in un videogioco realizzato in Giappone, similmente ai citati casi di Final Fantasy XV e di Ni No Kuni 2 con Venezia. In questo caso parliamo di Dark Souls, sviluppato da FromSoftware e pubblicato per la prima volta nel 2011. Un gioco dark fantasy cupo e molto difficile, ambientato in un mondo al tramonto, dove giochiamo nei panni di un non morto che giunge nella mitica terra delle divinità, la leggendaria Lordran. Superando mille difficoltà, il combattente non morto suona due campane che aprono la via verso Anor Londo, la città degli dèi, collocata sulla cima di un alto monte.
Quando si pensa alle città italiane che appaiono nei videogiochi, è difficile che Milano sia il primo nome che viene in mente. Ci sono altre città ben più presenti, come Venezia, che è apparsa sia in famose produzioni internazionali come la serie Assassin’s Creed sia in videogiochi italiani come Venice 2089 di Safe Place Game Studio. Ci sono anche delle località fantasy che sono state modellate su Venezia, come Altissia in Final Fantasy XV o Talasside in Ni No Kuni 2, per citare due videogiochi di ruolo sviluppati da team giapponesi. Detto ciò, anche Milano è finita sotto i riflettori videoludici in più di un’occasione, ben prima che arrivasse il recente In Their Shoes dei We Are Müesli, con le sue sette storie ambientate nel capoluogo lombardo. Curiosamente, o forse no, anche Milano è stata fonte di ispirazione per una città fantasy, in un videogioco realizzato in Giappone, similmente ai citati casi di Final Fantasy XV e di Ni No Kuni 2 con Venezia. In questo caso parliamo di Dark Souls, sviluppato da FromSoftware e pubblicato per la prima volta nel 2011. Un gioco dark fantasy cupo e molto difficile, ambientato in un mondo al tramonto, dove giochiamo nei panni di un non morto che giunge nella mitica terra delle divinità, la leggendaria Lordran. Superando mille difficoltà, il combattente non morto suona due campane che aprono la via verso Anor Londo, la città degli dèi, collocata sulla cima di un alto monte.

Anor Londo è un luogo immaginario, ma lo stile architettonico dei suoi edifici – e in particolar modo della sua cattedrale – ricorda molto da vicino il Duomo di Milano. Potrebbe sembrare una semplice coincidenza, ma il team di FromSoftware ha dichiarato che la loro fonte di ispirazione è stata proprio quella. Lo hanno raccontato in un’intervista presente in Dark Souls: Design Works, un libro dedicato agli artwork del gioco e al suo sviluppo. Un paio di persone del team erano state mandate in Italia, dove avevano osservato a fondo il Duomo di Milano e scattato un gran numero di fotografie. Quel materiale era stato poi usato come reference per creare la gloriosa Anor Londo di Dark Souls.
Spostandosi dalle produzioni giapponesi a quelle italiane, uno dei videogiochi che merita di essere ricordato è Milanoir, realizzato dal team Italo Games e pubblicato nel 2018. Come si può intuire dal titolo, Milanoir è ispirato ai noir italiani e ai cosiddetti “poliziotteschi” degli anni ’70, come per esempio Milano calibro 9 (1972), Milano odia: la polizia non può sparare (1974), San Babila ore 20: un delitto inutile (1976) e molti altri. Ciò che il videogioco riprende da questi film è il clima di violenza che si respira al loro interno. Non siamo infatti davanti a un investigativo dai ritmi lenti, basato su deduzioni e ragionamenti. In Milanoir bisogna affrontare orde di criminali, crivellandoli di proiettili. Nel corso dell’avventura, tra una sparatoria e l’altra, ci si sposta in varie zone di Milano che sono ben riconoscibili per chiunque ci sia passato almeno una volta, come i Navigli o le Colonne di San Lorenzo.
Spostandosi dalle produzioni giapponesi a quelle italiane, uno dei videogiochi che merita di essere ricordato è Milanoir, realizzato dal team Italo Games e pubblicato nel 2018. Come si può intuire dal titolo, Milanoir è ispirato ai noir italiani e ai cosiddetti “poliziotteschi” degli anni ’70, come per esempio Milano calibro 9 (1972), Milano odia: la polizia non può sparare (1974), San Babila ore 20: un delitto inutile (1976) e molti altri. Ciò che il videogioco riprende da questi film è il clima di violenza che si respira al loro interno. Non siamo infatti davanti a un investigativo dai ritmi lenti, basato su deduzioni e ragionamenti. In Milanoir bisogna affrontare orde di criminali, crivellandoli di proiettili. Nel corso dell’avventura, tra una sparatoria e l’altra, ci si sposta in varie zone di Milano che sono ben riconoscibili per chiunque ci sia passato almeno una volta, come i Navigli o le Colonne di San Lorenzo.
Per chi stesse invece cercando un’esperienza molto più intima e riflessiva c’è Promesa di Julián Palacios, pubblicato nel 2020. Con questo videogioco lo sviluppatore ha voluto raccontare la storia della sua famiglia e in particolare di suo nonno. È la storia di una delle tante persone che sono emigrate in Italia, partendo in questo caso dall’Argentina. Tra i luoghi mostrati nel gioco c’è anche Milano, a cavallo tra fedeli riproduzioni (tra cui il condominio in cui Julián abitava da bambino) e momenti onirici. Tra sogno e realtà si muove anche Lorenzo Redaelli (in arte Eyeguys) con il suo Mediterranea Inferno del 2023. Questa è una visual novel (una sorta di racconto interattivo) in cui seguiamo tre ragazzi milanesi che vanno in vacanza in Puglia al termine del lockdown. Il gioco si sofferma soprattutto sulle località pugliesi ma Milano appare in diversi flashback, mostrando soprattutto la sua anima notturna, fatta di discoteche e club, abitualmente frequentati dai protagonisti. Mediterranea Inferno mostra lo sgretolarsi del sogno italiano, incastrato tra un passato ingombrante e un futuro incerto. Né il caldo torrido della Puglia né le eterne notti milanesi potranno mai riempire l’angoscia esistenziale di una generazione che si sente tradita e che tenta di annegare nell’alcol i propri dolori, anche se magari di giorno sorride davanti alle vetrine dei negozi o negli eleganti (e costosi) bar del centro di Milano.
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