Ecco Simone Luciani: come nasce un gioco da tavolo di successo

C’è una firma italiana di rilievo internazionale dietro i segreti di famosi eurogame: tensione strategica e sinergie creative

Carlo Chericoni
|4 ore fa
Simone Luciani mostra con orgoglio una componente di un suo gioco che lo ritrae
Simone Luciani mostra con orgoglio una componente di un suo gioco che lo ritrae
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Uno degli obiettivi di questa rubrica è accendere i riflettori sugli autori che stanno dietro ai giochi da tavolo di maggior successo, soprattutto quando si tratta di firme italiane riconosciute anche a livello internazionale. Tra quelle che più hanno lasciato il segno negli ultimi anni c’è Simone Luciani, oggi uno dei designer più prolifici e influenti della scena contemporanea.
Gli appassionati lo associano a eurogame solidi e ben costruiti, in cui la fortuna incide poco e la competizione passa soprattutto dal contendersi le stesse risorse e gli stessi spazi, più che dallo scontro diretto. C’è poi un altro tratto che lo contraddistingue: il ‘lavoro di squadra’, spesso in coppia o in piccoli team, secondo dinamiche che ogni volta prendono una forma diversa. Simone lo spiega sottolineando quanto, anche nei rapporti con i coautori, non esista mai un metodo davvero uguale a un altro.
“Ogni collaborazione è una storia a sé”, ci racconta. “Parte quasi sempre dalla voglia di confrontarsi, di condividere il percorso, ma poi il contributo si intreccia in maniera molto diversa. A volte parto dall’idea del mio coautore e costruisco sopra la scintilla, altre volte si parte da una mia intuizione, altre ancora ci si mette davanti a un tavolo e si chiacchiera fino a che non viene un’idea interessante. Anche il percorso di sviluppo cambia ogni volta: a volte hai un impatto maggiore e segui il progetto più dell’altro, a volte è l’opposto”.
In molti dei suoi giochi si ritrova una struttura ‘stretta’, che lascia poco spazio alle mosse di routine: ogni decisione consuma tempo, risorse o opportunità e costringe a scegliere che cosa rimandare o sacrificare. Ne nasce una tensione costante, che spinge a pianificare con attenzione e a reagire con efficacia alle mosse degli avversari. È un’impostazione che Simone riconosce anche nel suo modo di progettare: “A me piace molto che il gioco sia sfidante”, ci dice. “Se è troppo ‘largo’, tende a mancarmi la sfida. È naturale riversare questa sensazione quando costruisci un gioco. Tuttavia poi ci sono scelte e valutazioni, per cercare di rendere il gioco adatto alla maggior parte dei giocatori: del resto è per far divertire loro che li creo, non per me”.
Simone è anche uno dei tre soci di Cranio Creations, una delle principali realtà editoriali italiane nel mondo dei giochi da tavolo. All’interno della casa editrice segue lo sviluppo dei progetti: è lui a curare il primo contatto con gli autori, a valutare le nuove proposte e a capire quali prototipi abbiano davvero le caratteristiche giuste per entrare nella linea editoriale del marchio. Un lavoro che richiede intuito, esperienza e la capacità di riconoscere, fin dalle prime partite, che cosa renda davvero promettente un gioco. Per questo gli abbiamo chiesto quale sia l’elemento che osserva con maggiore attenzione quando si trova davanti a un nuovo progetto: l’originalità delle meccaniche, il ritmo oppure le emozioni che riesce a portare al tavolo.
“Mi ripeto, ma è la verità: ogni gioco ha una storia sua, ogni prototipo anche. A volte c’è un’idea folgorante che mi colpisce e poi c’è tanto lavoro sopra, altre volte invece il gioco sorprende meno come originalità, ma la tensione che crea ti fa venire voglia di rimetterlo subito in tavola”.
Qual è il momento in cui capisci che un prototipo ha un’anima e non è solo un sistema che funziona?
“Spesso quando viene pubblicato e piace ai giocatori. Il processo di valutazione, cioè cercare di capire quanto potenziale ha il gioco, si fa durante tutto il percorso, cercando di direzionare le proprie energie verso i progetti migliori, ma è davvero difficile. Quando sei immerso nello sviluppo guardi con una lente non oggettiva, è qualcosa su cui spendi centinaia di ore, idee, energie, e inevitabilmente ti leghi emotivamente al prototipo. Quindi non è banale ‘innamorarsi’ di un gioco che poi, da giocatore, magari non avresti apprezzato nello stesso modo”.
Una riflessione che racconta bene quanto il suo ruolo vada oltre la semplice selezione dei titoli. Simone, infatti, non si limita a firmare giochi di successo: il suo intervento lascia un’impronta decisiva nel percorso che trasforma un’idea in un prodotto compiuto. Dalle regole al ritmo, dalla chiarezza alla rifinitura finale, fino al bilanciamento, il suo lavoro agisce spesso dietro le quinte, ma incide in modo determinante. Nel panorama del board game contemporaneo, è proprio questa cura a fare la differenza tra un’idea interessante e un gioco davvero pronto per il mercato.