Le foglie di platano nell'erbario di Fra Zaccaria e il rischio insetto "Secchione"
Custodito al Collegio Alberoni, nella "Sala Cinquecentine", un inestimabile patrimonio naturalistico
Dea De Angelis
|21 ore fa

Foglie di "platano orientale" perfettamente conservate (su carta di Vigolzone) nell'erbario del '700 di Fra Zaccaria - © Libertà/Dea De Angelis
Niente uso della Sistematica di Carlo Linneo, il naturalista svedese noto per aver ideato la nomenclatura binomiale: Genere e Specie dei viventi. Piuttosto le specie vegetali classificate con il nome dello studioso della pianta. Non solo, anche inventore della macerazione accelerata, un procedimento non tramandato grazie al quale il francescano botanico e artista Fra Zaccaria da Piacenza, nel Settecento creava preziosi quadretti. Ci ha lasciato un erbario perfettamente conservato che gli appassionati di botanica e della cultura scientifica italiana possono consultare. Dove? Al Collegio Alberoni, nella “Sala Cinquecentine”, una piccola stanza, tempio della cultura scientifica rinascimentale, accompagnati dalle guide esperte del Collegio, istituzione scientifica piacentina, aperta anche alle visite della monumentale biblioteca. Qui da tanti anni vengono conservati l’erbario dipinto e l’erbario con le piante essiccate di Fra Zaccaria.
Sono più di duecento le specie conservate che il frate botanico donò come prezioso patrimonio naturalistico al Collegio Alberoni dove visse in epoca napoleonica. Insegnante all’Università di Medicina di Ferrara, esperto conoscitore delle proprietà farmaceutiche delle piante, fra Zaccaria coltivò anche in Santa Maria di Campagna un suo giardino botanico con specie del territorio ed esotiche conservate nel suo erbario, datato tre secoli. Per l’erbario dipinto l’artista usava pigmenti vegetali. Non il rame, per esempio, che col tempo annerisce e può bucare i fogli.
L’erbario è invece sulla storica carta di Vigolzone su fogli di massima dimensione: 35 per 50 centimetri. Un’unica preziosa copia di entrambe le raccolte dove le piante - anche un esemplare di platano, come illustra la fotografia - essiccate e incollate con procedimenti segreti si conservano ottimamente ancora oggi. Un’unica insidia da tenere sotto controllo: l’insetto "Secchione", così denominato perché parassita della carta. Classificato recentemente dai ricercatori dell’Università Cattolica potrebbe lasciare buchi negli antichi testi, infine farne perdere la traccia.
Sono più di duecento le specie conservate che il frate botanico donò come prezioso patrimonio naturalistico al Collegio Alberoni dove visse in epoca napoleonica. Insegnante all’Università di Medicina di Ferrara, esperto conoscitore delle proprietà farmaceutiche delle piante, fra Zaccaria coltivò anche in Santa Maria di Campagna un suo giardino botanico con specie del territorio ed esotiche conservate nel suo erbario, datato tre secoli. Per l’erbario dipinto l’artista usava pigmenti vegetali. Non il rame, per esempio, che col tempo annerisce e può bucare i fogli.
L’erbario è invece sulla storica carta di Vigolzone su fogli di massima dimensione: 35 per 50 centimetri. Un’unica preziosa copia di entrambe le raccolte dove le piante - anche un esemplare di platano, come illustra la fotografia - essiccate e incollate con procedimenti segreti si conservano ottimamente ancora oggi. Un’unica insidia da tenere sotto controllo: l’insetto "Secchione", così denominato perché parassita della carta. Classificato recentemente dai ricercatori dell’Università Cattolica potrebbe lasciare buchi negli antichi testi, infine farne perdere la traccia.


