Rivera, Stoner e Vinicio brilla il folk-rock gitano narrativo di Bob Dylan

Una Rolling Thunder Revue di stelle assemblate da Parodi esordisce aprendo “Dal Mississippi al Po” di fronte a un pubblico internazionale

Eleonora Bagarotti
Eleonora Bagarotti
|4 ore fa
La superband con Scarlet Rivera (al centro) e Rob Stoner (al basso, sulla destra) al President- © Libertà/Eleonora Bagarotti
La superband con Scarlet Rivera (al centro) e Rob Stoner (al basso, sulla destra) al President- © Libertà/Eleonora Bagarotti
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Time is an ocean but it ends at the shore (il tempo è un oceano ma finisce a riva). Eppure, all’apertura del Festival “Dal Mississippi al Po” in un President gremito all’inverosimile (tanta gente da ogni città, anche da Irlanda e Germania), 50 anni son volati e stanno ancora navigando.
Fedro, dopo i saluti istituzionali dell’assessora Adriana Fantini e della sindaca di Travo Roberta Valla, taglia il nastro, in collaborazione con Andrea Parodi (anche musicista sopraffino), di una Bob Dylan Night che è - soprattutto, ma non solo - una celebrazione dell’album-capolavoro “Desire”. Compie mezzo secolo, appunto, e viene eseguito in larga parte, cedendo spazio ad altri titoli emblematici. Graham Weber offre un’estesa versione di “Like a rolling stone”, seguono il simpatico Chris Murphy in “You ain’t going nowhere” e il giovane Pietro Brunello (“When I paint my masterpiece”). James Maddock invita il pubblico a tuffarsi nel ritornello di “Don’t think twice. It’s all right”, ma è quando il supergruppo, sulla voce leader di Chris Buhalis, attacca “I shall be released” che la notte spalanca le sue porte.
Bob Dylan durante la "Rolling Thunder Revue"
Bob Dylan durante la "Rolling Thunder Revue"

“Isis” è il primo passo dell’excursus “Desire”, ci avvolge una ventata di esotismo. A cantarla è David Ford. Si distinguono, per bravura, gli onnipresenti David &Michele Stodart (splendido duetto), Brian Mitchell, Alex Valle, Riccardo Maccabruni, Michele Guaglio.
Nella galassia di quel palco, tre stelle comete: Rob Stoner, un musicista con gli attributi, già collaboratore di Dylan e altre leggende della musica; alla batteria c’è Rafael Gayol, già batterista di Leonard Cohen. Non è “solo” un percussionista, è una personalità musicale.
E poi c’è lei, Scarlet Rivera. La sua luce si espande su tutti, legando lo show.
Scarlet Rivera al President
Scarlet Rivera al President

Magnetismo. È questa la caratteristica principale di Scarlet, violinista dal tratto distintivo solido e interprete a tutto tondo, vibrante e suadente, capace di toccare corde profonde (il suo omaggio a Fabrizio De Andrè, la versione inglese di “Hotel Supramonte”, la dice lunga...). Inconfondibile, il suo violino:dischiude “Oh Sister” e il nostro animo si espande. Più tardi domina, letteralmente, “Senor (Tales of Yankee Power)". Spazio anche all’outtake “Rita May” con un vibrante Stoner.

Scarlet Rivera con Vinicio Capossela e Brunello
Scarlet Rivera con Vinicio Capossela e Brunello
Arriva Vinicio Capossela.
Ha sbirciato per tutto il tempo dalle quinte, ora muove il passo, le sue battute in punta di fioretto. Ci fa sorridere, e poi piangere quando recita una poesia di Dylan Thomas (dal quale Zimmerman prese il cognome d’arte) sui bambini morti in guerra. Sobbalziamo quando “Knockin’ on Heaven’s door” intreccia “Nachecici”. «Chi muore muore, chi campa campa». Tutto vero, ma come dice Scarlet, l’incontro con Bob è stata tutta una questione di «Twist of Fate». Accade quel che è già scritto nelle stelle.
La scaletta è corposa, si va da “One more cup of coffee” (la preferita di Scarlet) a “Ovunque proteggi”. Un sussulto al cuore con “Romance in Durango”, Dylan la scrisse nella cittadina messicana sul set di Peckinpah. Le mani battono lungo “Hurricane”, con la sua solidarietà verso il pugile di colore Rubin “Uragano” Carter accusato di omicidio. «Un brano che gli ha reso giustizia», dice Rivera.
Il brindisi finale è “Blowin’ in the wind” ma scivola nel bicchiere del “padre ispiratore” Woody Guthrie. “This Land is your Land”. E i fatti del mondo ci scorrono davanti agli occhi. Passato e presente. La musica fa capire. Tutto.
Andrea Parodi presenta gli artisti
Andrea Parodi presenta gli artisti

UN ALBUM IN CUI LE DONNE SONO PROTAGONISTE, NON SOLO NELLE CANZONI O IN COPERTINA
“Desire” è il frutto di un genio, Bob Dylan, e di una band allargata. Anche per questo, a mio parere, le incursioni di Capossela, l’altra sera, ci stavano. Una “Rolling Thunder Revue” senza limiti, un circo musicale ricco di ospiti (rimando al celebre film di Martin Scorsese su Netflix), teatro e narrazione, Vaudeville e canzoni ricche e distese. Il violino di Scarlet Rivera (il cui magnetismo non è calato di una virgola) e la voce dolce di Emmylou Harris nei duetti, “Desire” è un album in cui le donne sono protagoniste, non solo nelle canzoni o in copertina. Per questo, e per molte altre ragioni, ha ispirato tutti gli artisti al President, e non solo (mi torna subito in mente un certo Mellencamp...). E che bello vedere il giovane musicista Brunello interpretare Bob, cogliendo subito che deve essere il suo mentore. Un altro meraviglioso e «semplice scherzo del destino».