Lente su servizi psichiatrici «Strutture non autorizzate»
La procura: «Truffa per tre milioni e mezzo». Chiesto il processo per dieci persone. A giugno l'udienza preliminare

Paolo Marino
|19 ore fa

La sede della procura della Repubblica di Piacenza
La procura della Repubblica ha chiesto il processo per dieci persone nell’ambito dell’indagine sulle presunte irregolarità nell’affidamento e nella gestione di servizi dell’Ausl di Piacenza destinati alle cure per malati psichiatrici. Coinvolte due cooperative e due strutture dell’azienda sanitaria piacentina. I reati contestati sono di falso e di truffa ai danni dello Stato.
Secondo gli inquirenti, i servizi psichiatrici sarebbero stati affidati a strutture prive dei requisiti necessari e delle dovute autorizzazioni, violando così la normativa regionale in materia. In linea generale, i falsi sarebbero la conseguenza di attestazioni, ritenute non veritiere, circa il fatto che le strutture non avevano obblighi autorizzativi ed erano quindi idonee a svolgere l’attività delegata dall’Ausl. Dato che tali attività venivano finanziate con soldi pubblici, i pm che hanno coordinato l’indagine ipotizzano che l’Ausl sia stata raggirata. Complessivamente l’entità della truffa, corrispondente all’esborso fatto dall’azienda sanitaria per la gestione dei servizi, supererebbe i tre milioni e mezzo di euro.
La richiesta di rinvio a giudizio firmata dai pubblici ministeri Matteo Centini (dall’estate scorsa trasferitosi a Milano) e Antonio Colonna riguarda tre referenti delle cooperative e sette dipendenti (o ex dipendenti) dell’Ausl. Secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri del Nas, i dipendenti dell’azienda seguirono e firmarono, ciascuno per quanto di propria competenza, le varie pratiche di affidamento dei servizi e il loro finanziamento. Nelle carte dell’inchiesta, l’azienda sanitaria piacentina viene indicata come persona offesa, cioè il soggetto che ha subito il danno. Il tribunale ha già fissato la data dell’inizio dell’udienza preliminare: si svolgerà il 5 giugno davanti alla giudice Matilde Borgia.
L'indagine ha riguardato diverse strutture, una di queste è l'Assofa di via Zoni, che è stata archiviata per “infondatezza della notizia di reato". «Desideriamo esprimere la nostra soddisfazione per l’archiviazione che è intervenuta a seguito di un accurato controllo dei conferimenti degli incarichi nel periodo 2014-2023 - scrive la cooperativa -. Si è trattato di procedure che nel corso degli anni hanno visto una normativa non sempre di univoca interpretazione e in continua evoluzione. D’altra parte i servizi oggetto di verifica vanno ben oltre l’arco temporale preso in esame dagli organi inquirenti, e possiamo ben dire che hanno nel tempo confermato la serietà, il rigore e la professionalità della cooperativa Assofa, dei suoi operatori, degli amministratori che si sono succeduti nel tempo, nonché di tutte le persone che li hanno affiancati nello svolgimento di una funzione tanto delicata quanto significativa per il territorio piacentino, nel campo delle disabilità via via emergenti».
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