Carcasse di piccione sull'asfalto, si moltiplicano le segnalazioni

Numerose le chiamate dei lettori ma né l'Ausl né il Comune hanno ricevuto denunce ufficiali. Infezione? Avvelenamento? Super caldo? Niente allarmi ma l'attenzione resta alta

Simona Segalini
Simona Segalini
|20 ore fa
Carcasse di piccione sull'asfalto, si moltiplicano le segnalazioni
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Non siamo ancora ai livelli degli incubi del regista Lars von Trier, il cui film più famoso - Melancholia - si apre con una celebre sequenza in cui gli uccelli cadono morti dal cielo. Ma comincia a essere davvero lungo l’elenco di segnalazioni che abbiamo ricevuto - foto, più che altro - che testimoniano della presenza in più luoghi della città di piccioni morti, la specie prevalente (via Taverna, viale Tramello, via Benedettine, nei pressi del Farnese, ad esempio).
Per ora il fenomeno è rimasto nell’alveo dei passaparola. L’Ausl, come il Comune, non hanno ricevuto segnalazioni ufficiali della inedita presenza di carcasse sull’asfalto. L’Ausl in particolare mette comunque in guardia dall’abbandonarsi a facili allarmismi. Non che siano in tanti a piangere. I piccioni, purtroppo per loro, non piacciono a molti (tranne ai gourmet fans della bomba di riso). La loro ingombrante presenza si registra soprattutto a livello di guano lasciato nei luoghi. A Cortemaggiore, a dicembre scorso, il Comune aveva addirittura annunciato la messa in campo delle doppiette per estirparne almeno un po’ dal cimitero, dove viveva una colonia macroscopica.
Quali siano le cause di un fenomeno - i pennuti a terra - che potrebbe assumere contorni patologici nessuno si sbilancia al momento a dichiararlo. Un’infezione? Avvelenamento? Il super caldo? O, semplicemente, i mezzi di pulizia delle strade che ne hanno omesso parzialmente la raccolta? Mistero. Ma c’è una notizia, per Piacenza città. L’ultimo censimento compiuto ne ha registrato un lieve calo demografico. Anche se è ancora troppo poco per garantire che i pennuti lascino integri i luoghi più iconici della città, monumenti in primis. E , d’altra parte, pur infestante, si tratta - sottolinea l’assessora Serena Groppelli - di «una specie protetta».