Addio all'architetto Meneghelli. La sua Roveleto a misura di tutti

Aveva 88 anni, a lui si deve il quartiere Lusardi

Valentina Paderni
|5 ore fa
L'architetto Eugenio Meneghelli con la moglie Anna e le figlie, in occasione del 60esimo anno di matrimonio
L'architetto Eugenio Meneghelli con la moglie Anna e le figlie, in occasione del 60esimo anno di matrimonio
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Se Roveleto è cresciuto, si è ampliato e sviluppato lo deve a lui: all’architetto Eugenio Meneghelli. L’area residenziale del quartiere Lusardi l’ha disegnata e progettata con un solo desiderio quello di poter dare una casa a tutti, non un’abitazione di lusso ma un immobile dignitoso dove poter trascorrere la propria vita. E così è stato. Tante delle villette attuali sono frutto del suo ingegno. Meneghelli è morto a 88 anni, lasciando il segno di chi ha saputo, con disponibilità, gentilezza e competenza conquistarsi la stima e la fiducia di tanti. E’ stato uno dei primi professionisti del paese, il geometra tuttofare, una figura di riferimento (anche per avviare le successioni e per presentare le dichiarazioni di reddito). Così come c’era il medico condotto lui ricopriva il ruolo del tecnico condotto, capace di occuparsi di tutte quelle pratiche che la gente non avrebbe saputo sbrigare altrimenti. Lui c’è sempre stato. Sempre pronto ad offrire il proprio servizio. Mai per guadagno. Mai seguendo la logica del profitto. Sempre e solo per essere d’aiuto, nella consapevolezza che chi a lui si rivolgeva contava su di lui, sulla sua preparazione, sulla sua esperienza, sulle sue conoscenze. E non ha mai smesso di voler imparare. Anzi a 40 anni, ha scelto di affrontare quel percorso di studi universitario che, nei decenni prima non era risuscito a sostenere economicamente, specializzandosi in architettura.
«Ha fatto tante cose - ricorda la figlia Lucilla, architetto come suo padre e segretaria del circolo Pd di Fiorenzuola - ma non si è mai arricchito. Chi ha collaborato con lui rimaneva colpito dalla sua intelligenza che è probabilmente ciò che gli ha permesso di occuparsi di ciò che oggi viene eseguito da tecnici diversi. Con una spiccata memoria, era convinto che la nostra professione dovesse essere capace di fare anche ciò che solitamente viene affidato ad un ingegnere, ad esempio. Quindi faceva i calcoli strutturali, i calcoli degli isolamenti termici, teneva la contabilità. Era in grado di fare un po’ di tutto». 
Era cresciuto in una famiglia socialista e cattolica di Chero, dove il papà si chiamava Primo maggio e la sera, prima di dormire, si recitava il rosario. Dove lo spirito di servizio e la volontà di lottare perché a tutti fossero garantiti i diritti umani erano cibo quotidiano. Tanto da portare Meneghelli a impegnarsi civicamente, in amministrazione comunale a Carpaneto, dai banchi di minoranza fino ad assumere l’incarico di vicesindaco e assessore con delega all’urbanistica con il gruppo di giunta guidato dal sindaco Guido Bardi. Un mandato che ha saputo onorare, senza risparmiarsi. Così come l’impronta cattolica, con cui è stato cresciuto, lo ha fatto diventare il professionista di riferimento per i parroci di Cadeo e Carpaneto. Fu don Gustavo Schiavi a chiedergli di progettare l’attuale centro parrocchiale di Roveleto, inaugurato nell’autunno del 2000. Quel progetto, Meneghelli lo ha regalato, totalmente donato alla comunità che continua a contare oggi sull’unica ampia struttura del paese che può ospitare eventi. Diverse sono anche le collaborazioni messe in campo con don Giuseppe Longeri per prendersi cura delle chiese di Chero e Ciriano, così come si è occupato del Santuario di Roveleto. Per anni è stato responsabile degli istituti religiosi, in Lombardia, della congregazione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza. Ma nonostante i chilometri che doveva fare per andare in trasferta nel nord Italia, la sera rientrava sempre a casa, perché alla fine il suo progetto più bello, quello riuscito meglio, è la sua famiglia: la moglie Anna con cui ha festeggiato i 60 anni di matrimonio due anni fa e le tre figlie: Lucilla, Sara ed Alessandra.