Ponte Lenzino, il mistero dei giunti mai realizzati

I progetti rimasti monchi e la pressione della frana di Carisasca nel mirino del gup che ha assolto tecnici e ingegneri per il collasso del viadotto

Paolo Marino
Paolo Marino
|11 ore fa
Ponte Lenzino,  il mistero dei giunti mai realizzati
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Il crollo di Ponte Lenzino e il mistero dei giunti mai realizzati: è questo il nodo centrale emerso dalla sentenza del giudice Vincenzo Riganti, che ha prosciolto ingegneri e tecnici coinvolti nella manutenzione della struttura lungo la statale 45 tra Corte Brugnatella e Cerignale. Il viadotto collassò il 3 ottobre 2020, ma le cause restano ancora in parte senza risposta.
Secondo il giudice, non esistono elementi per attribuire responsabilità ai tecnici, assolti “perché il fatto non sussiste”. Viene esclusa anche la tesi secondo cui il crollo sarebbe stato provocato dall’erosione del fiume Trebbia. L’attenzione si sposta invece sulla frana di Carisasca, ritenuta la vera causa della pressione esercitata sulla struttura.
Il punto più critico riguarda la mancata realizzazione dei giunti di dilatazione, previsti in due diversi progetti. Questi interventi avrebbero potuto ridurre la spinta orizzontale della frana e, probabilmente, evitare il crollo. Tuttavia, come sottolinea la sentenza, non esiste alcuna spiegazione documentata sul perché non siano stati realizzati.
Nel progetto del 2010, redatto dall’ingegnere Mauro Bergonzini (uno degli ingegneri Anas prosciolti), era previsto un giunto di dilatazione per alleggerire la pressione sulla pila più esposta. “Senonché, del tutto incredibilmente, il progetto del 2010 viene interamente realizzato sul piano esecutivo ad eccezione proprio del giunto in questione”, scrive il gup.
Successivamente fu elaborato un secondo progetto, ancora più ampio, che prevedeva cinque giunti dello spessore complessivo di 85 centimetri per un investimento di circa 3,5 milioni di euro. Anche questo intervento, però, non venne mai realizzato.
La sentenza evidenzia una grave criticità gestionale: “Appare a dir poco evidente l’enorme responsabilità insita nella scelta di commissionare un progetto, vederselo consegnato […] pagarlo e non realizzarne una parte […] o addirittura non realizzarlo affatto”. Una decisione definita irrazionale e priva di qualsiasi giustificazione scritta.
Due le possibili spiegazioni: difficoltà legate alla chiusura della strada o una scelta strategica di rimandare al progetto più grande, mai concretizzato. Secondo il giudice, la seconda ipotesi appare più plausibile e potrebbe configurare responsabilità più gravi.
Il caso resta aperto: spetterà ora alla procura valutare se avviare una nuova inchiesta per chiarire definitivamente le responsabilità legate al crollo di Ponte Lenzino e alle decisioni di Anas.