Il generale che disse “no” ai tedeschi e morì fucilato
In piazza Europa ad Agazzano il ricordo di Ferrante Gonzaga, passato per le armi l’8 settembre a Eboli, a due ore dalla resa
Marco Castelli
|10 ore fa

La cerimonia in commemorazione di Ferrante Gonzaga e dei caduti della guerra di Liberazione in piazza Europa ad Agazzano
L’ora della memoria viene scandita dai rintocchi delle campane. Sono le 19 ad Agazzano e la centralissima piazza Europa, da una manciata di minuti, si è vestita con le bandiere dell’Italia. Gli stendardi sono rivolti al cielo. In un’atmosfera senza tempo, l’8 settembre è entrato nel vivo, suscitando l’emozione del ricordo. Un ricordo, quello del generale Ferrante Gonzaga nell’ottantatreesimo anniversario della sua morte e, in generale, dei caduti della guerra di Liberazione, celebrato ieri nel cuore della Valluretta, casa dei suoi discendenti.
La commemorazione, avvenuta sotto al monumento dei caduti, da anni è una ricorrenza ormai tradizionale organizzata dalla famiglia Gonzaga, in collaborazione con il Gruppo Alpini e l’associazione Combattenti e Reduci, e con il patrocinio dell’amministrazione comunale di Agazzano.
Soldato, ufficiale e nobiluomo dotato di grande senso del dovere, Gonzaga negli ultimi mesi prima dell’armistizio era alla guida della 222esima divisione costiera a Salerno. La sera dell’8 settembre 1943 a Eboli venne ucciso dai tedeschi. Non erano passate nemmeno due ore dall’annuncio della resa da parte del maresciallo Pietro Badoglio, quando fu raggiunto dal maggiore Von Alvensleben, scortato da soldati e mezzi corazzati. Alla richiesta della consegna delle armi, il generale oppose un rifiuto netto e morì giustiziato. Solo sei anni prima, nel 1937, aveva sposato Luisa Anguissola Scotti, discendente della famiglia proprietaria del castello di Agazzano.
Alla cerimonia di commemorazione, erano presenti il figlio primogenito, Maurizio, e i nipoti Francesco e Ludovico.

