Argellati: «Io con Vannacci? Una scelta ragionata, non di pancia». INTERVISTA
Il sindaco di Vigolzone spiega a Libertà i motivi che lo hanno convinto a entrare in Futuro Nazionale: "Ho sentito la stessa spinta con Berlusconi nel 1994"

Paola Brianti
|18 ore fa

Il sindaco di Vigolzone, Gianluca Argellati
È stato socialista. Per trent’anni un alfiere del Pdl prima e di Forza Italia poi, partito che l’ha candidato alle politiche del 2022 e alle regionali nel 2024. Nel frattempo la doppietta in Comune a Vigolzone, la seconda con una lista civica, e dal prossimo ottobre la presidenza dell’Unione Valnure Valchero. Nel 2025 l’addio per sempre ai berlusconiani, non senza frizioni e, nelle ultime ore, la notizia che spiazza la politica locale: Gianluca Argellati ha sottoscritto la tessera del comitato 171 di Piacenza. È il primo sindaco della provincia ad aderire a Futuro Nazionale.
Sindaco, lei è sempre stato riconosciuto come un esponente dell’area moderata del centrodestra. Cosa ci fa con il generale Vannacci?
«Ho aspettato tanto prima di prendere questa decisione perché non volevo farmi guidare dalla pancia: volevo analizzare a fondo i contenuti. Sentivo parlare di Futuro Nazionale sia benissimo sia malissimo, come avviene sempre per le novità capaci di sparigliare le carte. Io non l’ho mai vissuta come una scelta estremista, vedo piuttosto un contenitore nuovo, che ha a cuore la nazione e temi fondamentali che condivido. Non del tutto, sia chiaro, perché non sono d’accordo al cento per cento nemmeno con me stesso, ma mi sento profondamente legato alla filosofia portata avanti dal generale Vannacci. In un certo qual modo sento la stessa spinta che ho avvertito nel 1994 con Berlusconi. Era da allora che non mi capitava qualcosa del genere».
Quindi ha lasciato Forza Italia perché era diventata troppo moderata?
«Non ero più d’accordo con la linea generale del partito. Sentivo che non si faceva più l’interesse della persona e dei cittadini comuni, ma solo quello di pochi. È stata una grossa delusione e una decisione molto sofferta. Ed è esattamente per questo che Futuro Nazionale mi sta dando qualcosa: ci rivedo quell’attenzione alle persone, alla base e alle loro necessità concrete che da tempo non vedevo più».
Non che Forza Italia fosse un partito socialista...
«Era un partito liberale. Ma ricordo che la mia estrazione politica è proprio socialista: vengo dal Psi. Ovviamente non bisogna intendere il socialismo nell’accezione marxiana, bensì come attenzione nei confronti della persona. Ed è quello che mi è mancato in questi anni».
Con questo tesseramento si definisce ancora «moderato» o possiamo dire che Argellati è un uomo di destra?
«Potete dire che sono un uomo del popolo, della nazione, un patriota autentico. Vede, io farei fare il sindaco per sei mesi all’anno a tutti, così che tutti possano provare cosa significhi non abbandonare le persone pur non avendo strumenti a disposizione. Non ho cambiato pelle, ho solo una visione diversa. E comunque, se direte che sono un uomo di destra non sarà di certo uno sproloquio. Di sicuro io non sarei mai andato al Nazareno a siglare i patti...».
Ha già incontrato il generale?
«Mai, e mi auguro di farlo presto».
E ha aderito comunque, a scatola chiusa?
«Sì, perché ciò che conta davvero sono le idee. Non ho aderito per essere »vannacciano«. Le etichette, »berlusconiano«, »salviniano« o altro, non mi sono mai piaciute. Mi sono sempre identificato nel contenitore che rispettava la mia visione».
Come la remigrazione?
«Ma certo, perché ne condivido l’impostazione: non si parla di deportare persone nei gulag o di riattivare torture di massa. Si tratta di riportare nel Paese d’origine chi non è in grado di sostenersi in Italia o chi è qui per delinquere. Al contrario, chi viene per lavorare e costruire il futuro italiano, e ne conosco tantissimi, è il benvenuto. Perché no?»
A livello comunale, cosa succederà agli equilibri della sua maggioranza?
«Ne ho già parlato con la mia giunta. Siamo una lista civica di centrodestra in cui ognuno ha la propria sensibilità e sfumature diverse, ma ci muoviamo tutti all’interno dello stesso perimetro. Se fossi entrato in Rifondazione Comunista o, peggio ancora, nel Pd avrei creato problemi, non certo così».
Questa scelta spiazzerà chi l’ha votata ritenendola una figura civica?
«Ho preso insulti quando ero craxiano a 15 anni, ne ho presi da berlusconiano per vent’anni... Non ho certo paura adesso. Vado avanti con la schiena diritta guardando le persone in faccia. Le leggo questo messaggio che ho ricevuto in questo istante: »Sono apolitico, ma per come ho avuto modo di conoscerti ti voterei comunque«. Questa è credibilità ed è ciò che conta davvero».
Come hanno reagito gli ex alleati storici del centrodestra locale a questa decisione?
«Per ora non si sono ancora fatti sentire, la sua è la prima telefonata che ricevo...».
I sondaggi danno Futuro Nazionale in forte crescita: non è che sta cercando una poltrona a Roma per le prossime politiche?
«No, non è questo che mi ha mosso. Ho comprato »Il mondo al contrario« quando ancora Vannacci non sapeva nemmeno che avrebbe fondato un partito. Certo, »del doman non v’è certezza« diceva Il Magnifico, ma la carriera non è la mia mira. Ho sempre aderito alle idee: se avessi voluto nascondermi dietro un generico »liberal-qualcosa« per fare carriera, avrei guadagnato molto di più andando nel Pd. Non mi muovo per occupare poltrone, ma perché credo di poter dare qualcosa al partito».
Tipo un po’ di moderazione?
«Perché no».
Può ripeterci ancora che la sua non è una scelta d’opportunità?
«Se fossi stato un opportunista avrei guadagnato molto di più a stare nell’ombra da »coniglio mannaro«, quelli con la coda paffutella pronti ad azzannare il primo che passa. Io ci metto la faccia solo quando ci credo davvero».

