Col caldo torna la “guerra” delle tavolate. Confesercenti: sagre, concorrenti sleali
Chieste più tutele per i ristoratori. Le Pro loco replicano: «Portiamo turismo, valorizziamo i paesi e sosteniamo le attività locali»
Valentina Paderni
|12 ore fa

La primavera apre le porte alle feste di paese su cui Confesercenti torna a puntare il dito. Non è la prima volta, infatti, che l’associazione di categoria osserva come si stia «assistendo ad un’esplosione di sagre organizzate dalle Pro loco» che secondo Cristian Lertora, presidente della Federazione italiana degli esercenti pubblici e turistici per Emilia-Romagna, «sono concorrenza sleale legalizzata: senza gli stessi obblighi fiscali, contributivi e igienico-sanitari di ristoratori, trattorie, osterie che ogni giorno pagano tasse, affitti, personale regolare, occupazione di suolo pubblico, acquistano dai fornitori locali, fanno magazzino, investono in qualità e accoglienza 365 giorni l’anno».
Confesercenti torna dunque alla carica, con l’obiettivo di tutelare i suoi associati: chiede che le sagre siano controllate da Ausl e Guardia di finanza perché «se le Pro loco serie e le vere feste sono un patrimonio, le finte feste che usano il “prodotto tipico” che nulla lega davvero quel piatto al nostro territorio, sono un danno economico e culturale che “sotto al cappello della beneficenza” uccidono una categoria». E citano: la “sagra del fritto misto”, la “sagra dei pisarei e fasò” e la “sagra d’la picula”.


