Teleriscaldamento, gli aumenti delle tariffe fanno discutere

Sulla vicenda intervengono il consigliere comunale Massimo Trespidi, Legambiente, l'amministratore del condominio Cheope

Thomas Trenchi
|14 ore fa
Il condominio Cheope
Il condominio Cheope
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Fa discutere l’aumento delle tariffe del teleriscaldamento a Piacenza, cresciute di oltre il 50 per cento, come riportato ieri da Libertà. Sulla vicenda interviene il consigliere comunale Massimo Trespidi (civica di centrodestra): «Per anni è stato presentato come il nuovo Eldorado energetico. Il teleriscaldamento rischia di diventare il simbolo di una promessa mancata».
L’esponente politico aggiunge: «Si prometteva una soluzione capace di proteggere le famiglie dalle oscillazioni del mercato. L’allora sindaco Reggi la indicava come una grande opportunità. Ora arrivano rincari superiori al 50 per cento: una stangata che smentisce quelle aspettative».
Anche Legambiente, attraverso la referente Laura Chiappa, interviene sulla vicenda: «Abbiamo sempre contestato il modello scelto per Piacenza: inizialmente alimentato da centrali a metano, successivamente collegato anche all'inceneritore. Una rete centralizzata che rischia di rendere più complessi sia il superamento dell'impianto sia il necessario passaggio all'elettrificazione mediante energie rinnovabili. Ora emerge anche la questione economica. Il prezzo del calore rimane infatti legato alle quotazioni del gas, persino quando deriva dal recupero energetico dei rifiuti. Si tratta di un criterio adottato da Iren, non di un obbligo imposto dalla legge».
Non manca la voce di Luciano Cantarini, amministratore del condominio Cheope, che torna sulla decisione presa circa vent’anni fa dal complesso residenziale e commerciale di via IV Novembre, tra i primi in città ad allacciarsi alla rete. «Le aspettative iniziali non sembrano essersi realizzate completamente. All’epoca, l’impianto appariva particolarmente vantaggioso: consentiva di utilizzare il calore recuperato dalla centrale elettrica di Piacenza e quello prodotto dal termovalorizzatore di Borgoforte». A convincere erano anche motivazioni pratiche: eliminare le caldaie condominiali, scongiurando i rischi della combustione all’interno dell’edificio e riducendo gli interventi di manutenzione.
«Non ultimo, si confidava in una riduzione dei costi di riscaldamento». Con il tempo, tuttavia, sono emerse difficoltà e aspetti da perfezionare: «La gestione e la manutenzione hanno richiesto un graduale percorso di apprendimento, sia da parte del condominio sia di Iren». Una tecnologia nuova, che ha imposto tentativi e successive correzioni per trovare le regolazioni più efficaci. Anche sul versante ambientale «le attese non si sono realizzate del tutto, almeno nei primi anni». Il recupero energetico ha infatti incontrato ostacoli: «Quello proveniente dal termovalorizzatore, in particolare, è arrivato nella rete piacentina soltanto dal 2020».
Il teleriscaldamento, che delusione... «Aspettative non realizzate del tutto»
L’amministratore del Cheope, uno dei primi edifici ad allacciarsi alla rete: «Unico beneficio concreto: via le caldaie dai condomini» 

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