Don Franco Capelli: «Ascoltare i ragazzi, i loro volti, perché parlano»
Lo storico parroco di San Vittore alla Besurica interviene dopo il clamore suscitato dall'episodio del bambino finito al pronto soccorso dopo una lite tra giovanissimi

Marcello Tassi
|20 ore fa

«Dobbiamo ascoltare i ragazzi, ascoltare i messaggi che ci danno. Anzi, ascoltare i loro volti, perché spesso parlano più con i comportamenti che con le parole».
È da qui che parte la riflessione di don Franco Capelli, storico parroco di San Vittore alla Besurica, dopo il clamore suscitato dall'episodio del bambino di nove anni finito al pronto soccorso in seguito a una lite tra giovanissimi ai giardini del quartiere.
Un fatto che ha acceso il dibattito sui social e tra i residenti, ma che per il sacerdote va ricondotto alle sue giuste dimensioni. «Mi colpisce che, senza conoscere bene le cose, si parli e si straparli. Di una cosa che secondo me è abbastanza piccola e da ridimensionare si è fatto un macigno. Dobbiamo cercare di aiutarci tutti a non esagerare e a vivere insieme la vita del quartiere rispettandoci».
Un fatto che ha acceso il dibattito sui social e tra i residenti, ma che per il sacerdote va ricondotto alle sue giuste dimensioni. «Mi colpisce che, senza conoscere bene le cose, si parli e si straparli. Di una cosa che secondo me è abbastanza piccola e da ridimensionare si è fatto un macigno. Dobbiamo cercare di aiutarci tutti a non esagerare e a vivere insieme la vita del quartiere rispettandoci».
Parroco alla Besurica da 28 anni, con alle spalle un lungo percorso nell'insegnamento, nell'associazione La Ricerca e nel consultorio familiare della diocesi, don Capelli guarda soprattutto alla responsabilità educativa degli adulti. «Il nostro compito è educare, accompagnare i ragazzi che crescono, non abbandonarli. Certo, quando serve c'è anche la repressione, ma non possiamo accontentarci di reprimere: dobbiamo educare».
Parole che trovano concretezza nelle attività della parrocchia, oggi impegnata nel Grest estivo. Oltre cento bambini e quaranta animatori popolano ogni giorno gli spazi di San Vittore. «Per noi il Grest è una festa – racconta il parroco –. I ragazzi giocano, pregano, condividono esperienze e gite. È una grande occasione di fraternità e condivisione. E quando si vive insieme, si impara anche a fare pace dopo i litigi».
Secondo don Capelli, parlare dei giovani significa evitare generalizzazioni. «C'è certamente del disagio, c'è la paura del futuro e la difficoltà di fare scelte. Gli adolescenti spesso vivono tante paure. Però non dobbiamo esagerare: vedo anche tanti ragazzi che si mettono in gioco in modo positivo».
Tra loro ci sono Giovanni Magnaschi e Giulia Gazzola, coordinatori del Grest. Entrambi cresciuti in parrocchia, oggi guidano un gruppo di giovani animatori. «La cosa più bella è vedere gli adolescenti assumersi responsabilità importanti – spiegano –. Hanno in mano i bambini per l'intera giornata e scoprono capacità che spesso nemmeno sanno di avere». Per questo la formazione degli animatori non riguarda solo l'organizzazione delle attività. «Lavoriamo per mesi sulle buone pratiche educative. Se si crea un clima di fiducia e ascolto, la risposta è molto più forte di qualsiasi approccio soltanto repressivo».
Un messaggio che coincide con quello del parroco. «Aiutiamoli questi ragazzi nel loro cammino di crescita e guardiamoli in modo positivo. Credo – conclude – che un grande atto di carità, oggi, sia proprio questo: ascoltare».

