A Vigolo Marchese per conoscere un gioiello dell’Anno Mille

L’appuntamento A spasso nel tempo / Memorie del passato. Speciale visita all’antico e misterioso complesso ecclesiale e al vicino castello della Pusterla

Redazione
|4 giorni fa
Vigolo Marchese: veduta del complesso costituito dalla chiesa monastica e dalla “anastasis”
Vigolo Marchese: veduta del complesso costituito dalla chiesa monastica e dalla “anastasis”
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«Su questi medesimi dì, dell’anno del Signore 1008, è opinione che Uberto marchese fondasse nel Piacentino in uno dei suoi villaggi nomato Vicolo (…) il monistero, che dicesi aver lui edificato ivi con la chiesa e hospitale annessi, in onore di S. Giovanni Battista, col titolo di abbatia per uso dei benedettini (P. M. Campi, “Historia Ecclesiastica di Piacenza”, tomo I, pag.269, anno 1651)».
E’ con queste parole che lo storico e prelato piacentino Pier Maria Campi (1569-1649) rievoca, nella sua “Historia”, la fondazione dell’antichissimo complesso ecclesiale di Vigolo Marchese da parte del nobile longobardo Oberto II, marchese di Milano nonché figlio del celebre Oberto I, a sua volta capostipite della grande dinastia obertenga. L’insediamento, affidato all’Ordine benedettino, sorse nel 1008 presso il torrente Chiavenna, lungo la strada per Castell’Arquato che costituiva all’epoca un’importante bretella della Via Francigena: la casata degli Obertenghi possedeva in questa zona molti fondi agricoli e villaggi, tra i quali anche l’abitato di Vigolo. Le motivazioni che spinsero Oberto II a fondare il complesso ecclesiastico non furono soltanto di natura spirituale e devozionale: il nuovo monastero avrebbe infatti costituito un’espressione tangibile del potere feudale che la casata del fondatore esercitava su queste terre; inoltre l’installazione dell’Ordine benedettino, noto per il suo impegno nelle opere di bonifica agricola e idraulica, avrebbe reso più produttive e redditizie le terre e i poderi della zona con grande vantaggio per gli Obertenghi che ne erano signori. Il complesso ecclesiastico, eretto in stile romanico, si costituisce di una grande chiesa basilicale a tre navate dotata a sud di un chiostro monastico quadrangolare, oggi piuttosto alterato ma ancora intuibile nel suo antico assetto.
A nord della chiesa, in posizione leggermente discosta, si trova invece il cosiddetto “Battistero”: si tratta di una struttura di arcaica eleganza, a pianta centrale, che per molti studiosi potrebbe essere più antica e preesistente al monastero stesso. Non vi è certezza sull’originario utilizzo dell’edificio: la funzione battesimale, con la quale viene di solito indicato, è in realtà posteriore e frutto di un adattamento. Vari studiosi ritengono che il cosiddetto “Battistero” possa essere sorto in età paleocristiana (secc. IV-V) o più probabilmente alto-medievale (secc. VII-X) con funzione di “anastasis”, ossia come tempio circolare che ripeteva lo schema del Santo Sepolcro di Gerusalemme: se così fosse, si tratterebbe di un santuario strettamente legato al passaggio dei pellegrini lungo il ramo francigeno di Castell’Arquato, che qui sostavano in preghiera e per riposare. Proprio la presenza di questa importante “anastasis”, e il relativo flusso di pellegrini, potrebbero aver indotto il marchese Oberto II alla scelta di Vigolo per la fondazione del suo monastero.
Vigolo Marchese: veduta del complesso costituito dalla chiesa monastica e dalla “anastasis”
Vigolo Marchese: veduta del complesso costituito dalla chiesa monastica e dalla “anastasis”
Prima dell’Anno Mille
Le controverse funzioni del “Battistero”, e la sua possibile preesistenza rispetto al monastero obertengo, innescano due interrogativi di non facile soluzione: quando è sorto il villaggio di Vigolo? E quali antichi edifici vi si trovavano prima dell’Anno Mille? Le risposte sono in parte fornite dall’archeologia e dalle fonti d’archivio. Nel primo caso, a parlare sono i reperti di età classica reimpiegati nelle strutture sia della chiesa monastica che del “Battistero”: capitelli e rocchi di colonne, che suggeriscono la preesistenza in questo stesso sito di un edificio romano di notevole qualità e dimensione, forse un tempio o una ricca villa patrizia. Abbandonato con la crisi dell’Impero e con l’avvento delle invasioni barbariche, il sito dovette rinascere come insediamento agricolo-produttivo nell’alto Medioevo, quando gli Obertenghi lo accorparono ai loro possedimenti. E’ possibile che il villaggio alto-medievale, almeno nel suo nucleo religioso attorno alla “anastasis”, fosse circondato da una cinta muraria, alla quale si accedeva mediante una porta-torre realizzata con grossi conci di pietra: tracce di questa struttura sono inglobate nella base del campanile accanto alla chiesa monastica, laddove si riconosce tuttora la sagoma di un arco di passaggio chiaramente anteriore alla mole ecclesiale.
A partire dall’Anno Mille questa fortificazione fu riadattata e potenziata per la difesa del monastero obertengo, che in un documento del 1029 viene infatti descritto come «castrum monasteri Viculi». Il villaggio altomedievale era dotato anche di una chiesetta dedicata a S. Giorgio, patrono cavalleresco molto caro ai longobardi. Questa chiesetta è oggi scomparsa, ma si trova espressamente citata in un atto notarile dell’anno 841: alcuni studiosi hanno ipotizzato che l’antica S. Giorgio del secolo IX potesse coincidere con il tempio circolare della “anastasis”, ma questa teoria collide con le successive documentazioni archivistiche dei secoli XIII, XIV e XVI che suggeriscono una netta distinzione tra i due luoghi di culto.
Il castello della Pusterla
Le mura che circondavano la “anastasis” e il monastero non erano le sole strutture difensive di Vigolo Marchese; a poca distanza dall’insediamento si trova infatti il castello della Pusterla, sorto sulle preesistenze di un edificio rustico di età romana ma documentato con certezza dal 1314: in quell’anno, infatti, il maniero fu incendiato dalle milizie viscontee in guerra contro Alberto Scotti, ex signore di Piacenza arroccato nel borgo di Castell’Arquato. Il castello fu poi ricostruito e divenne proprietà degli Sforza signori di Castell’Arquato (sec. XVI), poi dei nobili Pusterla dai quali prese nome (sec. XVII) e infine dei nobili Boselli Bonini che lo conservarono fino al 1946. Il castello della Pusterla, tuttora ben conservato, è sede di un’apprezzata azienda vitivinicola di proprietà delle famiglie Freschi e Gandolfi.
Castello della Pusterla: veduta del torrione di ingresso
Castello della Pusterla: veduta del torrione di ingresso
Domenica 31 agosto la camminata di Archistorica con Manrico Bissi
“Archistorica” riprende le sue camminate culturali organizzando uno speciale percorso alla scoperta del complesso ecclesiastico di Vigolo Marchese e del vicino castello della Pusterla. La visita, curata e condotta dall’arch. Manrico Bissi, si terrà domenica 31 agosto in due turni: A - ritrovo alle ore 9,00; B - ritrovo alle ore 14,30 in entrambi i casi presso la chiesa di Vigolo Marchese. Il percorso inizierà circa 30 minuti dopo il ritrovo e avrà durata di circa tre ore. L’evento è organizzato con la collaborazione dell’Azienda Vitivinicola La Pusterla e della Banca di Piacenza. Quota di partecipazione per i Soci 2025: Euro 8,00 inclusa una piccola degustazione dei prodotti dell’azienda vitivinicola; per i Nuovi Soci: Euro 10,00 (incluse degustazione e tessera associativa valida fino al 31-12-2025). Posti limitati: si raccomanda vivamente di prenotare per iscritto ai seguenti contatti: [email protected] oppure WhatsApp al numero 331 9661615.