Evento cinofilo fantasma, e il truffatore rilascia la ricevuta
«Un allevamento realmente esistente - spiega la titolare del bar - ma che chiaramente nulla aveva a che fare con l'uomo e anzi non ne sapeva nulla»
Elisabetta Paraboschi
|1 settimana fa

«La ricevuta rilasciata dal truffatore finora mi era mancata. Adesso non più». Rachele Tizzoni è la titolare del Raquel Cafè di piazza Duomo: anche lei è fra le vittime del sedicente signor Ferrari che nei giorni scorsi ha prenotato in una quindicina di locali cittadini degli aperitivi, senza poi presentarsi (come riportato dall'edizione di ieri di Libertà). Ma a Rachele l'uomo ha giocato un tiro peggiore: è riuscito a spillargli soldi per un evento cinofilo promosso da un allevamento di pastori tedeschi di Calendasco.
«Un allevamento realmente esistente - spiega la titolare del bar - ma che chiaramente nulla aveva a che fare con l'uomo e anzi non ne sapeva nulla».
Ma vediamo bene come è andata la vicenda: nei giorni immediatamente successivi all'Epifania nel bar di Tizzoni si presenta un uomo sui 65 anni. «Mi ha detto di chiamarsi Matteo Ferrari e che stava organizzando una manifestazione cinofila per domenica 18 gennaio - continua la barista - per questo aveva pensato di organizzare un aperitivo per sabato 17 a cui sarebbero state presenti dieci persone più un cane. Io ho preso nota di tutto e lui mi ha lasciato i suoi contatti: sia il numero di telefono, sia la mail».
Fin qui la storia è uguale a quella accaduta anche in altri quindici bar del territorio, ma al Raquel Cafè succede qualcosa d'altro: «Dopo avermi lasciato i contatti, quest'uomo mi ha detto che stavano preparando delle brochure pubblicitarie per lanciare l'evento ed erano alla ricerca di sponsor - continua Tizzoni - così io gli ho chiesto quanto costassero e lui mi ha risposto 30 euro. Mi ha fatto la ricevuta con il nome dell'allevamento di Calendasco e io glieli ho consegnati».
Qualche giorno più tardi la barista prova a ricontattare il sedicente signor Ferrari: «Martedì 13 gennaio ho chiamato il numero di telefono che tuttavia risultava inesistente - spiega Tizzoni - ho inviato una mail ma la casella non risultava attiva. Così sono andata a cercare in rete l'allevamento e ho scritto a loro che gentilmente mi hanno risposto che si trattava di una truffa ed erano già stati contattati da altre vittime: lo avevano segnalato sulle pagine social già a inizio anno. Certo che una cosa del genere, con tanto di ricevuta, non me la sarei aspettata».

