“Star bene”: la speranza del malato tra umanità fede e relazioni
Ne parlano mons. Gianni Ambrosio, vescovo emerito Piacenza-Bobbio, l'oncologo di fama internazionale Alberto Scanni, e il professor Luigi Cavanna

Marzia Foletti
|1 settimana fa

Che cosa significa sperare quando la malattia entra nella vita? Non si tratta solo di attendere una guarigione, ma di trovare un senso, una direzione, una relazione che sostenga anche nei momenti più fragili. La speranza del malato è una forza silenziosa, che accompagna il dolore e rende possibile la cura. A questo tema profondamente umano è dedicata la puntata di “Star bene”, la trasmissione scritta e condotta dalla giornalista Marzia Foletti in onda questa sera alle 21.00 su Telelibertà (visibile on demand su www.liberta.it).
Ne parlano gli ospiti: mons. Gianni Ambrosio, vescovo emerito Piacenza-Bobbio, il professor Alberto Scanni, oncologo di fama internazionale e fondatore di Cipomo e il professor Luigi Cavanna primario area medica della Casa di cura Piacenza. La malattia, soprattutto quando richiede un ricovero, spezza la continuità dell’esistenza: chi fino a poco prima era definito dal proprio lavoro, dalle relazioni e dal ruolo sociale, si ritrova improvvisamente ridotto a una diagnosi, a un numero di letto, a un dato clinico.
È qui che nasce una frattura silenziosa ma potente tra il mondo dei sani e quello dei malati, una separazione che genera isolamento, esclusione e perdita di riconoscimento. Questo dolore è particolarmente evidente nei pazienti cronici, sospesi in una zona intermedia: non più sani, ma neppure definitivamente separati dalla vita attiva. Ciò che sostiene davvero il malato è sapere di non essere solo perché, di fronte al dolore, ciò che resta essenziale è la relazione viva che restituisce senso e dignità alla vita.

