Truffa aggravata e riciclaggio, sequestro da 350mila euro
Nei guai un imprenditore piacentino a seguito delle indagini condotte dalle Fiamme gialle. Sodalizio criminale che coinvolge 18 società situate anche in Slovenia e in Svizzera
Redazione Online
|1 settimana fa

Guardia di finanza
Truffa aggravata, indebiti finanziamenti pubblici e riciclaggio di proventi illeciti. Il comando provinciale della Guardia di finanza di Piacenza ha dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo dal valore di oltre 350 mila euro. Un sequestro emesso nei confronti di un imprenditore del territorio.
Le indagini coordinate dall'autorità giudiziaria e condotte dai finanzieri del gruppo di Piacenza hanno consentito di scoprire una frode fiscale realizzata mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, con il coinvolgimento anche di società estere, finalizzata non solo ad evadere il Fisco ma anche ad ottenere, mediante una falsa rappresentazione economica e patrimoniale, indebiti finanziamenti pubblici.
L’attività ha preso le mosse dall’analisi ed elaborazione dei flussi finanziari di un contro corrente riconducibile ad un bar situato nel Piacentino, dove venivano evidenziate sospette movimentazioni di danaro non giustificate dalla gestione economica tipica. Di fatto, risultavano solo bonifici in entrata di importo pari a quelli in uscita.
I successivi approfondimenti - riferiscono dalla fiamme gialle - hanno svelato che nello stesso immobile del bar era presente la sede amministrativa di una diversa società, asseritamente dedita alla vendita all’ingrosso di saponi e detersivi, avente controparti commerciali simili al locale segnalato. Ipotizzando una possibile connessione tra le parti, i finanzieri hanno sottoposto a controllo fiscale i due soggetti economici.
Sodalizio criminale
Gli accertamenti hanno confermato i sospetti e permesso di intercettare l’esistenza di un sodalizio criminale coinvolgente ulteriori 18 società, alcune situate in Svizzera e Slovenia, intestate a vari prestanome ma gestite di fatto da un unico dominus, un italiano con numerosi precedenti, che avevano sia emesso che ricevuto fatture per operazioni inesistenti nei confronti della società piacentina, per un importo complessivo di circa 3 milioni e mezzo di euro.
Il sistema di false fatturazioni permetteva da un lato di avere dei costi fasulli per abbattere l’imponibile ed evadere le imposte, dall’altro di avere un fatturato idoneo all’ottenimento di finanziamenti, per 1 milione e 120 mila euro, da parte di diversi istituti di credito, assistiti da garanzia pubblica, per un importo di circa 800.000 euro, nell’ambito del “Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese”.
Rappresentando solo sulla carta una realtà aziendale florida, idonea consentire l’erogazione di tali finanziamenti, la società ha approvato dei bilanci falsi, evidenziando degli asset non rientranti nella sua disponibilità poiché fittiziamente acquistati tramite le sopracitate fatture false ed in parte totalmente inesistenti.
Inoltre, seguendo i flussi di denaro, è stato riscontrato come parte dei finanziamenti, per un importo di circa 350.000 euro, venivano riciclati, distraendoli dalle casse della società beneficiaria e destinati, come fittizi pagamenti di operazioni commerciali mai effettuate, ad altre società del sodalizio ubicate in Svizzera ed in Slovenia. Tali proventi venivano monetizzati in territorio estero per poi ritornare in Italia come denaro in contanti “ormai ripulito”.
Nel complesso, sono stati segnalati all’autorità giudiziaria l’amministratore di fatto della società, il rappresentante legale ed un socio per i reati di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, di omessa presentazione della dichiarazione fiscale e di truffa aggravata ai danni dello Stato. Gli stessi, insieme ad ulteriori 5 prestanome, venivano denunciati anche per il reato di riciclaggio.
Il quadro probatorio ricostruito dai finanzieri ha consentito all’autorità giudiziaria di promuovere la richiesta di liquidazione giudiziale della società e proporre misure cautelari reali nei confronti dei principali responsabili, con il sequestro preventivo dei beni disposto dal Gip e finalizzato alla confisca per equivalente per circa 350 mila euro, eseguito su disponibilità liquide ed immobili.

