Ciclabile a loro insaputa, scattano le denunce
A San Giorgio la scoperta dei nipoti sul terreno della famiglia Zilli: oltre alla pista realizzata dal Comune spuntati allacciamenti elettrici

Marcello Pollastri
|2 mesi fa

Camilla Zilli mostra la catena divelta
A San Giorgio Piacentino scoppia un caso tanto singolare quanto delicato, che affonda le radici nella storia economica del paese e arriva fino ai giorni nostri, tra carte bollate, accertamenti tecnici e possibili profili amministrativi ancora tutti da chiarire. Protagonista della vicenda è la famiglia Zilli, nome storico del territorio. Nel secondo dopoguerra gli Zilli avevano costruito a San Giorgio un piccolo impero legato alla trasformazione del pomodoro, con vaste proprietà agricole e un’impresa che per anni ha rappresentato un punto di riferimento economico locale. Col passare del tempo, però, tutti i terreni sono stati venduti e gli eredi hanno lasciato il paese, mantenendo soltanto una piccola ma significativa proprietà: un manufatto che copre un pozzo e, intorno, una porzione di terreno affacciata su via Genova, nella zona periferica del comune. È proprio su quest’area che, secondo quanto racconta Camilla Zilli, nipote degli storici proprietari, si sta consumando l’episodio contestato.
Tornata a interessarsi delle proprietà di famiglia, la donna, insieme al fratello, ha scoperto che quella porzione di terreno privato negli ultimi anni è stata asfaltata a loro insaputa e, su una striscia di essa è sorta la pista ciclabile realizzata dal Comune grazie a fondi Pnrr e al contributo della Regione. Non solo: all’interno del manufatto sarebbero stati effettuati anche allacciamenti infrastrutturali da parte di e-distribuzione, circostanza che avrebbe ulteriormente sorpreso i proprietari. Una scoperta avvenuta a distanza di molti anni, favorita dal lungo periodo di assenza della famiglia da San Giorgio. Da qui la richiesta di accertamenti per capire come e perché il terreno sia stato utilizzato senza, a quanto sostengono gli eredi, un accordo o un formale procedimento di esproprio.
Nelle ultime settimane la tensione è salita. La famiglia Zilli ha presentato due querele distinte nei confronti di e-distribuzione e del Comune, ritenendo violati i propri diritti di proprietà. A complicare il quadro anche episodi recenti: una catena posizionata sull’area sarebbe stata più volte divelta, tanto da spingere i proprietari a rivolgersi nuovamente ai carabinieri per integrare le denunce.
I tentativi di trovare una soluzione bonaria, sia con il Comune sia con e-distribuzione, non avrebbero fin qui prodotto risultati concreti o soddisfacenti per i proprietari. Da qui la scelta di procedere per vie legali, mentre la vicenda assume i contorni di un contenzioso complesso, che intreccia urbanistica, proprietà privata e opere pubbliche. Interpellata sulla questione, la sindaca di San Giorgio Donatella Alberoni ha fornito una risposta prudente e formale. «Denunce non mi risultano - ha dichiarato -. Sono in corso delle verifiche e degli approfondimenti da parte degli uffici e dell’avvocato che abbiamo incaricato per la parte amministrativa. Siamo in contatto con i signori Zilli e il loro avvocato per vedere qual è la migliore, possibile e legittima soluzione. Noi siamo sempre disponibili per ogni valutazione e quando saranno terminati i vari accertamenti torneremo sul caso».
Una versione che evidenzia come, al momento, l’amministrazione comunale ritenga ancora aperta la fase istruttoria. Resta però una vicenda che, a distanza di decenni, riporta alla luce un nodo irrisolto e solleva interrogativi su come sia stato possibile realizzare un’opera pubblica su un’area privata senza che i proprietari ne fossero consapevoli.
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