Trail, i piacentini al Tor des Géants: "Vi raccontiamo la gara più dura al mondo"
Redazione Online
|3 anni fa

Non è un caso se lo chiamano “Giro dei giganti”: in primis perché si sviluppa ai piedi dei più alti Quattromila delle Alpi (Monte Bianco, Gran Paradiso, Monte Rosa e Cervino) e poi perché chi riesce a completare i suoi quasi 360 chilometri, con 24mila metri di dislivello positivo e con un tempo massimo a disposizione di 150 ore (circa sei giorni), un gigante lo deve essere per forza.
Il Tor des Géants non è solo la gara di endurance trail più dura e spettacolare al mondo: secondo la stragrande maggioranza di chi vi ha preso parte, infatti, si tratta di una vera e propria esperienza di vita, un viaggio e una sfida con sé stessi sui sentieri mozzafiato della Valle d’Aosta, un evento sportivo che richiama oltre 2mila corridori da ogni parte del mondo. Quest’anno tra loro, dal 9 al 8 settembre scorsi, c’era anche un nutrito gruppo di indomiti piacentini, sia donne che uomini: sei atleti (più un altro runner che ha preso parte al Tor des Glaciers, la versione da 450 chilometri di percorso) che in regime di semi-autosufficienza si sono lanciati lungo i tracciati di gara, correndo per giorni anche oltre i 3mila metri di quota, con condizioni meteo estremamente dure (vento, freddo, pioggia, neve e ghiaccio) alternate a passaggi a quote inferiori, dove il clima e le difficoltà erano esattamente all’opposto (caldo estremo).
Quattro di loro, Corinna Mondani, Sandro Michelotti, Enrico Sivelli e Jonata Pancini, ci hanno raggiunti al museo della stampa di Libertà, svelandoci le sensazioni e i retroscena di questa incredibile avventura. Non prima però di aver dormito per quasi due giorni filati.
Mondani e Michelotti, che qui a Piacenza gareggiano per PasSport e Atletica 5 Cerchi, non erano partiti con l’idea di correre insieme: eppure, dopo qualche chilometro di sorpassi e controsorpassi, hanno deciso di proseguire l’una accanto all’altro. “Una soluzione che si è rivelata intelligente – ha spiegato Corinna, ex campionessa di canottaggio. – Un po’ perché ci siamo sostenuti a vicenda nei momenti più duri ma soprattutto ci siamo divertiti un mondo”.
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