Chiedi chi era Bob Weir, il "ragazzo" alla chitarra dei Grateful Dead
Fu fondamentale per il sound della band e di San Francisco

Eleonora Bagarotti
|1 settimana fa

Bob Weir alla chitarra durante un concerto
Bob Weir e la sua chitarra. Il musicista e n’è andato, in silenzio, a 78 anni qualche giorno fa, per complicazioni polmonari. Ma chi era lo “schivo” Bob Weir? E qual è il peso della sua eredità artistica?
Iniziamo con un aneddoto. Gli altri membri dei Grateful Dead hanno sempre chiamato Bob Weir «il ragazzo». E il motivo è che lui aveva solo 16 anni quando fu fondata la band, che sarebbe poi diventata una vera e propria “istituzione” americana. Da una sua foto in età giovanile (che potete vedere in questa pagina) è evidente poi che Weir aveva un viso particolarmente fresco, soprattutto rispetto a quello dei suoi compagni (la foto di Jerry Garcia fu usata in uno dei discorsi di Richard Nixon come simbolo di tutto ciò che non andava nella gioventù americana). Anche il tastierista Ron “Pigpen” McKernan aveva un’aria da “duro”.
Iniziamo con un aneddoto. Gli altri membri dei Grateful Dead hanno sempre chiamato Bob Weir «il ragazzo». E il motivo è che lui aveva solo 16 anni quando fu fondata la band, che sarebbe poi diventata una vera e propria “istituzione” americana. Da una sua foto in età giovanile (che potete vedere in questa pagina) è evidente poi che Weir aveva un viso particolarmente fresco, soprattutto rispetto a quello dei suoi compagni (la foto di Jerry Garcia fu usata in uno dei discorsi di Richard Nixon come simbolo di tutto ciò che non andava nella gioventù americana). Anche il tastierista Ron “Pigpen” McKernan aveva un’aria da “duro”.

Il rapporto tra Weir, Garcia e il bassista Phil Lesh (maggiori di 5 e 7 anni) è spesso descritto come quello tra fratelli, non sempre inteso in senso buono: a un certo punto, riuscirono a far licenziare Weir dalla band sostenendo che il suo modo di suonare non era abbastanza buono. Ma (si può immaginare) in questi casi forse l’utilizzo di allucinogeni non aiutava a cogliere lucidamente i particolari. Tanto che - battute a parte - questo non avvenne mai. Anche perché, oggettivamente, sarebbe difficile immaginare i Grateful Dead e il San Francisco Sound senza di lui. Innanzitutto, la famosa capacità della band di improvvisare sul palco era radicata in una sorta di misterioso legame psichico tra i membri chiave – «un innato senso di intuizione», lo descriveva Weir. Poi lo stile di chitarra ritmica di Weir era una componente essenziale anche per la resa di Garcia e Lesh. Era forse meno evidentemente del fluido assolo di Garcia o della base classica con cui Lesh approcciava il suo basso, con ampio utilizzo di armonie, ma non meno unico. Ed il suo stile chitarristico, a suo dire, era influenzato dal pianista jazz McCoy Tyner. Infine, non ultimo, Weir aveva mani enormi, che gli permettevano di suonare accordi che altri fisicamente non potevano - oltre ad essere, insieme a Garcia, l’altra componente compositiva dei Grateful Dead. Aveva già contribuito ai due migliori brani di Anthem of the Sun del 1968: la psichedelia di Born Cross-Eyed e la sezione di That’s It for the Other One , nota come The Other One, una delle improvvisazioni live chiave per tutta la carriera della band.

Entusiasta del passaggio della band all’Americana intrisa di country - Weir era sempre felice di sfoderare una selezione di “canzoni da cowboy” sul palco: El Paso di Marty Robbins e Mama Tried di Merle Haggard. Iniziò, dagli anni ‘70, a scrivere con il paroliere Robert Hunter, poi con l’amico John Perry Barlow, ballate come Jack Straw, Looks Like Rain, Black Throated Wind, (le ultime due dal suo debutto solista del 1972, Ace), la funky The Music Never Stopped e Weather Report Suite, che si snodava lungo il secondo lato di Wake of the Flood del 1973. Ma aveva anche una vena rock, e che rock! Basti pensare a Playing in the Band, Sugar Magnolia, One More Saturday Night, Estimated Prophet.
Sebbene sia sempre rimasto fedele ai Grateful Dead, nel 1975 ha suonato nel gruppo Kingfish con Matt Kelly e Dave Torbert e ha anche fondato la Bob Weir Band.
Nel 1995, poco prima della morte di Garcia, fondò inoltre i Ratdog Revue. Negli ultimi vent’anni, Bob Weir ha mantenuto un’attività concertistica molto ricca, omaggiando persino colleghi come i Beatles e Bob Dylan, proponendo tante loro canzoni. Inoltre, ha partecipato alle varie formazioni dei Grateful Dead. Lo ricordiamo, nel 2023, persino accompagnato da un’orchestra sinfonica. Come spesso accade ai grandi musicisti. Nel caso di Bob Weir, a un musicista che ha saputo davvero affrontare quasi tutti i generi musicali, restando un unicum in quanto a sonorità, stile e personalità musicale. Di quelli che, verrebbe da dire (e in effetti, è così), oggi non ne nascono più.
Sebbene sia sempre rimasto fedele ai Grateful Dead, nel 1975 ha suonato nel gruppo Kingfish con Matt Kelly e Dave Torbert e ha anche fondato la Bob Weir Band.
Nel 1995, poco prima della morte di Garcia, fondò inoltre i Ratdog Revue. Negli ultimi vent’anni, Bob Weir ha mantenuto un’attività concertistica molto ricca, omaggiando persino colleghi come i Beatles e Bob Dylan, proponendo tante loro canzoni. Inoltre, ha partecipato alle varie formazioni dei Grateful Dead. Lo ricordiamo, nel 2023, persino accompagnato da un’orchestra sinfonica. Come spesso accade ai grandi musicisti. Nel caso di Bob Weir, a un musicista che ha saputo davvero affrontare quasi tutti i generi musicali, restando un unicum in quanto a sonorità, stile e personalità musicale. Di quelli che, verrebbe da dire (e in effetti, è così), oggi non ne nascono più.


