Addio maestro Giorgio. Le pagine di Libertà dedicate ad Armani
Ieri i funerali a Rivalta. Un addio sobrio come desiderava, nel borgo che amava e la sepoltura nella tomba di famiglia.

Elisa Malacalza
|6 mesi fa

Un addio sobrio come desiderava. Un funerale privato nel borgo che amava e la sepoltura nella tomba di famiglia. Ma alcune decine di persone ieri si sono ugualmente assiepate - assieme a giornalisti, fotografi e operatori - attorno all’ingresso transennato dell’antico complesso fortificato e al passaggio del feretro qualcuno ha lanciato petali bianchi. Sul sagrato decine di corone, sempre di rose bianche. « Armani è stato custode del giardino della bellezza creato da Dio» ha detto monsignor Giuseppe Busani, amico dello stilista e parroco di Rivalta.
In sedicimila - un oceano - gli hanno voluto dire addio alla camera mortuaria a Milano, tra le lanterne, il buio, l’eleganza di un lutto diventato mondiale. Sì, c’era il mondo, in fila, per 18 ore tra sabato e domenica in via Bergognone. Ma l’abbraccio a chi soffre più di tutti per l’uomo e non per il dio della moda - la sorella Rosanna che con lui aveva condiviso lo sfollamento in guerra in Valtrebbia, il compagno Leo Dell’Orco che gli era vicino da decenni, i nipoti, quei collaboratori fedelissimi arrivati in pullmino, tutti vestiti di nero, tutti così “armaniani” in giacca e pantalone scuro - è stato possibile solo tra 62 persone, gli invitati al funerale sobrio, intimo e letteralmente blindato di Giorgio Armani, ieri a Rivalta.


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