Storie di voi, il cammino di Ola: dalla Nigeria a Piacenza con Dio nel cuore
Il sabato su Telelibertà fa rima con "Storie di voi". Conosciamo Oladele e il suo personalissimo cammino di fede

Marcello Tassi
|2 settimane fa
Tunica bianca, crocifisso al petto e una lunga stola rosa sulle spalle: così Oladele Fuye si presenta ogni domenica alla chiesa di San Pietro, a Piacenza. Una presenza che i fedeli hanno imparato a riconoscere, insieme al suo sorriso discreto. «La fede è il fondamento della mia vita: senza Dio non sono nulla. È Lui che guida i nostri passi».
È proprio il suo il nuovo racconto della rubrica “Storie di voi”, in onda questa sera nelle edizioni del TGL delle 13.15 e 19.30 su Telelibertà (canale 76). Per tutti “Ola”, 56 anni, nigeriano, porta con sé un cammino fatto di fede, migrazioni e speranza. La devozione lo accompagna da sempre. Membro della "Cherubim and Seraphim Church", chiesa cristiana nata in Nigeria e conosciuta per le sue celebrazioni in abito bianco, Ola racconta: «La nostra dottrina è come quella cattolica, crediamo in Gesù e in Maria. La mia chiesa qui non c’è, ma io ho bisogno di celebrare la domenica e ascoltare la Parola di Dio».
Così ha iniziato a frequentare la parrocchia di Sant'Antonio di Padova - che raccoglie le vecchie parrocchie di San Francesco, San Pietro e Santa Maria in Gariverto, oltre alla chiesa di San Donnino - guidata da don Ezio Molinari. «Oladele - spiega il parroco - si è avvicinato spontaneamente alla parrocchia perché sentiva il bisogno di celebrare la domenica e ascoltare la Parola di Dio. È sempre presente alle messe e partecipa con rispetto e sincerità. La sua è una fede vissuta con autenticità, un cammino nato dal desiderio personale di vivere l’Eucaristia, accolto dalla comunità con spirito di apertura: «Come diceva Papa Francesco, la Chiesa non è una dogana, ma una casa che accoglie». Un’accoglienza che Ola definisce semplice e fraterna: «Mi hanno ospitato proprio come fratelli».
Il suo cammino è fatto anche di migrazioni e ripartenze. Ventidue anni a Parma, poi cinque in Germania, quindi il ritorno in Italia fino all’arrivo a Piacenza, «dove non conoscevo nessuno». Alla Caritas ha trovato un aiuto concreto: un periodo al rifugio Segadelli, accanto alla stazione, poi un lavoro e una nuova stabilità. «Sono andato avanti lavorando e pregando il Signore».
Ora un altro sogno sta per compiersi: il ricongiungimento familiare. «Ho ottenuto il nullaosta, presto mia moglie e i miei figli mi raggiungeranno dalla Nigeria. Mi mancano tanto». Nei momenti più duri, racconta, non si è mai sentito solo: «Quando la famiglia era lontana, mi bastava pensare a Dio per trovare forza». E quella forza oggi prova a donarla agli altri, con una parola di conforto e un invito alla speranza. «Se riesco ad aiutare qualcuno, il merito non è mio. È Dio che fa tutto. A lui bisogna dire grazie».
Se anche tu, come Oladele hai una storia da raccontare, scrivici a [email protected].
Gli articoli più letti della settimana
1.
Viaggio tra gli espropriati della Statale 45 «Per un metro di asfalto una vita stravolta»
2.
Lulù, cucciola con soffio al cuore cerca famiglia: «Non può crescere in canile»
3.
"Pensatore di sistema" al Politecnico in arrivo l'ingegnere del futuro
4.
Tragedia di via Beverora, è morta la giovane caduta dal palazzo

