Sull'Argine del Po torna il defibrillatore rubato sei mesi fa

Ieri il Comune ha annunciato l'acquisto di due macchine salva-vita, una delle quali verrà posta sul casello di guardia del Magistrato del Po

Filippo Lezoli
|2 giorni fa
La scatola del defibrillatore
La scatola del defibrillatore
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Il defibrillatore rubato sull’argine del Po sta per tornare al suo posto. I due Dae (defibrillatori semiautomatici esterni), mancanti perché sottratti da ignoti, sono già in possesso del Comune e quello abitualmente posizionato sul casello di guardia del Magistrato del Po, la piccola struttura che si incontra sull’argine dopo aver percorso circa un chilometro a piedi dal Santuario della Beata Vergine Maria del Suffragio dei Poveri di Camposanto Vecchio, sarà al suo posto già questa settimana.
È la buona notizia giunta ieri dall’amministrazione. Una volta che il dispositivo salvavita troverà collocazione nella scatola attualmente vuota che lo deve contenere, si andrà a colmare un disservizio che dura da ormai sei mesi, da quando ci si è accorti che era stato rubato.
A sollevare il caso anche in questi ultimi giorni è stato proprio chi già all’epoca aveva segnalato la mancanza del Dae: Massimo Mazza, persona che sa di cosa si sta parlando. È infatti responsabile del servizio protezione e prevenzione e dell’azienda picentina Sitav. «È una cosa vergognosa» esordisce Mazza. «Ormai da qualche anno - spiega - ogni tanto il defibrillatore sparisce. La prima volta che capitò “Progetto Vita” ne aveva comprato un altro, ma lo scorso agosto, mentre facevo una camminata sull’argine, mi sono accorto che qualcuno lo aveva nuovamente sottratto. E pensare che ogni giorno passa proprio lì davanti la polizia locale».
Ad agosto 2025 Mazza, dopo avere osservato che il defibrillatore non era presente, ha cominciato a inviare una serie di segnalazioni, con la speranza che il Comune sarebbe intervenuto. «Ma quando ieri sono ripassato lì davanti e ho visto che sul contenitore era ancora posato lo stesso nastro bianco e rosso applicato ad agosto mi sono detto che no, si trattava di qualcosa di insopportabile».