A migliaia per il presepe vivente di Rivalta. Il pensiero alla guerra in Terrasanta
Redazione Online
|2 anni fa

Si va in scena per il trentunesimo anno nel borgo-presepe di Rivalta, la notte della Vigilia. Via gli occhiali, niente orologi, spenti i telefonini, tra gli oltre cento figuranti ormai pronti nel salone parrocchiale, tutti vestiti con abiti cuciti a mano o addirittura provenienti dalla Scala di Milano, per una donazione di tempo fa. Ma non è una scena. Siamo tornati al tempo di Gesù e ce ne siamo ricordati soprattutto da dieci settimane di guerra in Terrasanta.
A mezzanotte, in tanti entrano in chiesa a Rivalta per ascoltare l’omelia di monsignor Giuseppe Busani, trasmessa anche sugli schermi sul piazzale di SanMartino: “Presepe vuol dire mangiatoia ed è la presenza di Gesù che si abbassa. Non lo trovi nell’alto del cielo, che sembra irraggiungibile, e neppure nel cuore dell’uomo, che è abisso. Intorno a quella mangiatoia e al bambino ci sono due mondi. Il potere, Erode, il censimento che vuol dire controllo, mera logica dei numeri. E dall’altra parte ci sono Maria, Giuseppe, i pastori, il mondo nuovo, alternativo alla disumanizzazione”.
All’uscita da messa suonano le campane e in contemporanea ecco i fuochi d’artificio: nella mangiatoia c’è Leonardo Zucconi di soli 4 mesi a ricordarci quest’anno quanto piccolo fosse “il re dei re”.
“Ce l’abbiamo messa tutta”, saluta di notte Lino Dacrema tra gli organizzatori. Il giorno dopo i volontari ripuliscono il borgo, concesso dalla famiglia Zanardi Landi, con il contributo di Banca di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano e Comune.
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