Piacenza-Milano, la protesta dei pendolari lombardi

Il Comitato ha scritto al governatore Fontana. Richiesti quadruplicamento della Lodi-Tavazzano, rispetto delle regole per chi ha bici e monopattini, più sicurezza a bordo e nelle stazioni

Simona Segalini
Simona Segalini
|2 giorni fa
Piacenza-Milano, la protesta dei pendolari lombardi
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Linea “calda” la tratta Piacenza-Milano, finita nel mirino stavolta del Comitato viaggiatori pendolari di Milano sud e Lodigiano (che hanno scritto al governatore Fontana e a vari comuni). E’ una lettera aperta che gli stessi autori qualificano “omnibus”, comprensiva di tutti i mali di una linea che li ha condotti almeno - con ironia - a coniare slogan come “Ne abbiamo le carrozze piene” o “Il problema non è facilmente passante”.
Anche se non appartengono a questo comitato, sono migliaia i pendolari piacentini che nel corso della settimana si recano a Milano, per studio o lavoro e che conoscono queste emergenze come le loro tasche. Vogliono risposte, i sottoscrittori della lettera aperta di oggi, e le risposte investono a tutto campo il tema del trasporto, dalla sicurezza ai ritardi alle promesse - sostengono - che per ora sono restate sullo sulla carta. In cima alle preoccupate richieste di notizie c’è, e ci riguarda da vicino, il quadruplicamento della Lodi-Tavazzano, «cruciale e atteso, ma non ancora messo a progetto», avvertendo i pendolari lombardi che «le giornaliere “sofferenze” dei regionali per Mantova e Piacenza sono proprio riconducibili al collo di bottiglia a Lodi».
La sicurezza a bordo treno andrebbe migliorata, specie sui suburbani tra San Giuliano Milanese e Rogoredo («oltre ai senza biglietto, capitano spesso tossicodipendenti che chiedono soldi o sigarette»), come pure il rispetto delle regole («troppi monopattini e bici dappertutto che spesso portano via anche dei posti a sedere»). Sempre alla sicurezza i pendolari della tratta fanno riferimento quando sostengono che «la videosorveglianza nelle stazioni è molto precaria, e qui anche i Comuni devono fare la loro parte, con proprie telecamere in antistazione o attivando ad esempio la convenzione regionale Stazioni Sicure». Per l’area di spaccio tra Rogoredo e San Donato invocano che «si metta a norma di legge (accesso disabili) e in sicurezza la fermata di San Donato Milanese che è impresidiata rispetto a Rogoredo che ha la Polfer. La Polfer a Melegnano e Casalpusterlengo e Codogno sarebbe poi una presenza strategica per la sicurezza per tutta la Milano-Piacenza, ma anche Protezione Civile o altre associazioni prossime al controllo del territorio potrebbero essere validi deterrenti al degrado», è il suggerimento.