Paris Fashion Week: la sfilata Haute Couture di Dior s’ispira all’arte
Il direttore creativo Jonathan Anderson consolida la sua visione: abiti che, come sculture, prendono forma direttamente sul corpo
Giulia Marzoli
|20 ore fa

Una modella durante la sfilata © ANSA
Le aspettative attorno alla sfilata Haute Couture di Dior del 6 luglio, presentata durante la Paris Fashion Week, restavano altissime.
Dopo la nomina a direttore creativo di tutte le linee della maison, Jonathan Anderson ha consolidato con questo appuntamento la sua visione per il brand, presentando la sua seconda collezione di Alta Moda dopo il debutto avvenuto lo scorso gennaio. Al Museo Rodin è andata in scena una couture fatta di ricerca, artigianalità e sperimentazione. Gli abiti sembravano quasi prendere forma direttamente sul corpo, grazie a plissé, drappeggi e tessuti lavorati con estrema precisione. Molti look richiamavano il mondo della scultura, un riferimento voluto: lo stilista si è ispirato anche alle opere dell’artista americana Lynda Benglis, nota per le sue forme fluide e materiche.
Questo dialogo con l’arte attraversa l’intera collezione e dà agli abiti un carattere molto contemporaneo. Chi conosce il lavoro di Anderson ritrova molti degli elementi che hanno reso riconoscibile il suo stile: proporzioni inaspettate, costruzioni complesse, attenzione quasi ossessiva ai materiali. Allo stesso tempo, il legame con la storia di Dior resta evidente. Il Bar Jacket viene reinterpretato con nuove linee, i motivi floreali, da sempre simbolo della maison, ritornano sotto forma di ricami e applicazioni tridimensionali, mentre ogni capo mette in mostra il lavoro degli atelier, vero cuore dell’alta moda. Anche la scelta dei colori segue questa idea. Bianco, grigio, argento e poche sfumature di blu e verde lasciano spazio alle forme e alle lavorazioni.
Dopo la nomina a direttore creativo di tutte le linee della maison, Jonathan Anderson ha consolidato con questo appuntamento la sua visione per il brand, presentando la sua seconda collezione di Alta Moda dopo il debutto avvenuto lo scorso gennaio. Al Museo Rodin è andata in scena una couture fatta di ricerca, artigianalità e sperimentazione. Gli abiti sembravano quasi prendere forma direttamente sul corpo, grazie a plissé, drappeggi e tessuti lavorati con estrema precisione. Molti look richiamavano il mondo della scultura, un riferimento voluto: lo stilista si è ispirato anche alle opere dell’artista americana Lynda Benglis, nota per le sue forme fluide e materiche.
Questo dialogo con l’arte attraversa l’intera collezione e dà agli abiti un carattere molto contemporaneo. Chi conosce il lavoro di Anderson ritrova molti degli elementi che hanno reso riconoscibile il suo stile: proporzioni inaspettate, costruzioni complesse, attenzione quasi ossessiva ai materiali. Allo stesso tempo, il legame con la storia di Dior resta evidente. Il Bar Jacket viene reinterpretato con nuove linee, i motivi floreali, da sempre simbolo della maison, ritornano sotto forma di ricami e applicazioni tridimensionali, mentre ogni capo mette in mostra il lavoro degli atelier, vero cuore dell’alta moda. Anche la scelta dei colori segue questa idea. Bianco, grigio, argento e poche sfumature di blu e verde lasciano spazio alle forme e alle lavorazioni.

L’occhio si concentra sui dettagli, sulle pieghe, sui ricami e sulle superfici, che cambiano aspetto mentre le modelle si muovono in passerella. L’attenzione attorno alla sfilata era ancora maggiore dopo il matrimonio di Taylor Swift e Travis Kelce, per il quale Anderson ha firmato gli abiti Dior Haute Couture della coppia. Un incarico che ha contribuito a far crescere la curiosità sul lavoro del designer alla guida della maison, anche se la collezione ha seguito una direzione completamente autonoma, senza rincorrere il clamore mediatico dell’evento. Unico richiamo l’abito di uscita, che è stato proprio un vestito da sposa.
Le collezioni presentate in questo primo anno di direzione creativa sono osservate con particolare attenzione, perché aiutano a capire quale strada prenderà una casa di moda.
Nel caso di Dior, la sensazione è che Jonathan Anderson, dopo il battesimo di gennaio, voglia ora affermare con convinzione la sua volontà di riportare al centro la costruzione dell’abito e il valore della couture come spazio di sperimentazione. Un approccio che guarda al patrimonio della maison con rispetto, ma senza rinunciare a introdurre una sensibilità nuova. La fase di assestamento iniziale sembra superata e la direzione di Anderson è ufficialmente a pieno regime.
Le collezioni presentate in questo primo anno di direzione creativa sono osservate con particolare attenzione, perché aiutano a capire quale strada prenderà una casa di moda.
Nel caso di Dior, la sensazione è che Jonathan Anderson, dopo il battesimo di gennaio, voglia ora affermare con convinzione la sua volontà di riportare al centro la costruzione dell’abito e il valore della couture come spazio di sperimentazione. Un approccio che guarda al patrimonio della maison con rispetto, ma senza rinunciare a introdurre una sensibilità nuova. La fase di assestamento iniziale sembra superata e la direzione di Anderson è ufficialmente a pieno regime.

