Fiorenzuola, dopo la paura Galantin torna al Parco Lucca
L'ex ingegnere capo del Comune era stato aggredito da un uomo preso poi da carabinieri e in attesa dell'espulsione dall'Italia. "Denunciare è importante e alla fine paga".

Paola Brianti
|21 ore fa

Ora che il suo aggressore si trova nel Centro di permanenza per il rimpatrio di Trapani in attesa dell’espulsione dall’Italia, Luigi “Gigi” Galantin chiude un cerchio. Il 16 giugno al parco Lucca di Fiorenzuola, vittima di un raid improvviso e insensato, è rimasto a terra con il setto nasale fratturato. Dopo la denuncia, i selfie shock del suo volto tumefatto sui social, la paura per aver incrociato più volte in centro l’aggressore, per l’ex ingegnere capo del Comune è il momento del ritorno alla vita di tutti i giorni, alla tranquilla passeggiata con il suo cane. Qui di seguito uno stralcio dell'intervista pubblicata oggi su Libertà.
Qual è stato il suo primo pensiero quando ha saputo che l’aggressore non era più a Fiorenzuola?
«L’ho letto sulla stampa, anticipato da un messaggio della vicesindaca che mi avvertiva del fermo. Un sospiro di sollievo, non solo per me, ma per tutti quelli che rischiavano di vivere un’esperienza simile».
Come procede il suo recupero fisico?
«Di comune accordo con l’otorino ho deciso di soprassedere all’intervento chirurgico. Il naso rimarrà storto, ma non voglio aggiungere altro dolore ora che la sofferenza si sta affievolendo».
Questa vicenda dimostra che denunciare paga?
«Alla luce dei fatti sì, paga. All’inizio non è stato semplice: la risoluzione non sembrava affatto scontata, ero demoralizzato, non si ha subito la sensazione di essere accompagnati dallo Stato. Si vorrebbe una risposta immediata, che però non coincide con i tempi delle indagini. Però la fiducia nelle forze dell’ordine paga, anche se sono certo che aver scelto di uscire dall’anonimato abbia pesato sugli sviluppi».

