Ospedale di Comunità, De Pascale: «Fondamentali per anzianità e fragili»
Ufficiale inaugurazione a Castel San Giovanni. «Fondamentali per fronteggiare le nuova realtà come l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e delle fragilità»
Redazione Online
|7 ore fa

A pochi mesi dall’avvio dell’attività, l’Ospedale di comunità (Osco) di Castel San Giovanni si conferma un importante punto di riferimento per la continuità delle cure sul territorio piacentino. Dallo scorso aprile, quando la struttura ha accolto i primi pazienti, sono state circa cinquanta le persone prese in carico. Di queste, quindici sono attualmente ricoverate, mentre le altre hanno concluso il percorso assistenziale facendo rientro al proprio domicilio o attraverso dimissioni protette con l’attivazione dei necessari servizi territoriali.
Con l’inaugurazione ufficiale alla presenza del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, del direttore generale Paola Bardasi, del sindaco di Castel San Giovanni Valentina Stragliati e del presidente della Provincia e della Conferenza socio sanitaria Monica Patelli, si consolida uno dei tasselli più significativi della nuova sanità territoriale piacentina, realizzato grazie agli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza destinati al rafforzamento dell’assistenza di prossimità.
«Gli Ospedali e le Case della Comunità – ha ricordato il presidente de Pascale - sono strutture di fondamentale importanza per fronteggiare la nuova realtà con cui non solo la nostra regione, ma l’intero Paese deve fare i conti: l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e delle fragilità. Fanno da ponte tra l’ospedale e il domicilio e rafforzano quella sanità territoriale, sempre più vicina alle persone e ai pazienti sia da un punto di vista fisico che della capacità di rispondere ai loro bisogni, su cui la Regione Emilia-Romagna continua a credere e ad investire. Non solo, perché rispondono anche all’esigenza di intercettare sempre più i bisogni sociali e sanitari, cercando di offrire ai cittadini una risposta integrata e completa, tempestiva e personalizzata. Inaugurare- aggiungono presidente e assessore- strutture come queste, che spesso nascono grazie al lavoro collettivo di un territorio - istituzioni, aziende sanitarie, imprese, associazioni di volontariato e fondazioni a cui va la nostra riconoscenza - significa toccare con mano la capacità dell’Emilia-Romagna di realizzare, insieme, progetti capaci davvero di migliorare la vita delle persone».
«Questi primi mesi di attività – ha quindi aggiunto il direttore generale Bardasi nel suo intervento di saluti – ci hanno permesso di verificare concretamente il valore dell’ospedale di comunità come luogo di raccordo tra ospedale e territorio. Il coinvolgimento dei medici di medicina generale rappresenta un elemento qualificante: attraverso la loro partecipazione si rafforza la presa in carico delle persone fragili e si costruiscono percorsi più tempestivi e appropriati, accompagnando il paziente non solo durante il ricovero, ma anche nella fase del rientro a domicilio».
La maggior parte degli ingressi registrati in queste settimane è avvenuta a seguito di trasferimenti dai reparti ospedalieri per acuti, in particolare da Medicina interna, Geriatria, Cardiologia, Malattie infettive e Ortopedia. Si tratta prevalentemente di persone fragili che, superata la fase più critica della malattia, necessitano ancora di un periodo di stabilizzazione clinica, recupero funzionale e accompagnamento prima del ritorno a casa.
Particolarmente significativa è la collaborazione con i medici di famiglia: circa una decina di pazienti è stata ricoverata all’Osco su richiesta diretta dei professionisti dell’assistenza primaria. Un’esperienza che ha consentito di sviluppare un confronto costante e costruttivo tra territorio e struttura, favorendo l’individuazione sempre più appropriata delle persone che possono beneficiare di questo modello assistenziale. Un percorso che contribuisce a evitare ricoveri ospedalieri non necessari e a sostenere le famiglie nei momenti di maggiore fragilità.
Una rete di tre ospedali di comunità
Quello di Castel San Giovanni è uno dei tre ospedali di comunità previsti in provincia di Piacenza nell’ambito del piano di potenziamento dell’assistenza territoriale finanziato dal PNRR. A quello della Val Tidone si è nel frattempo affiancato l’Osco di Piacenza, aperto al secondo piano della Casa della Comunità Belvedere il 29 giugno. A Fiorenzuola sono previsti ulteriori 20 posti letto per il Distretto di Levante, con attivazione in autunno.
Gli ospedali di comunità sono strutture intermedie dedicate a persone che non necessitano più di un ricovero ospedaliero per acuti, ma che non sono ancora nelle condizioni di rientrare in sicurezza al proprio domicilio. Possono inoltre accogliere pazienti segnalati direttamente dal territorio quando la gestione domiciliare non è possibile, ma il ricovero in ospedale non risulta appropriato.
«Oggi inauguriamo ufficialmente una struttura che rappresenta un importante valore aggiunto per il nostro territorio e per la nostra comunità – ha sottolineato il sindaco Valentina Stragliati - L’Ospedale di Comunità di Castel San Giovanni rappresenta un presidio strategico per garantire continuità assistenziale e dimissioni protette, consentendo ai pazienti che hanno superato la fase acuta della malattia di recuperare progressivamente autonomia e sicurezza prima del rientro al proprio domicilio, sostenuti da una rete integrata di servizi territoriali. I primi mesi di attività hanno già dimostrato quanto questo servizio sia prezioso. Dietro ogni numero ci sono persone, famiglie e storie che hanno trovato nell’Osco non soltanto assistenza sanitaria, ma anche ascolto, attenzione e umanità. Desidero rivolgere un sentito ringraziamento al Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, alla Direttrice Generale dell’Ausl di Piacenza Dottoressa Paola Bardasi e al Ministro per il PNRR Onorevole Tommaso Foti, il cui impegno ha contribuito a rendere possibile la realizzazione di questo progetto, frutto degli investimenti destinati al rafforzamento della sanità territoriale. Un grazie particolare va a tutto il personale dell’Ospedale di Comunità: agli infermieri, ai medici, ai fisioterapisti e a tutti i professionisti che ogni giorno lavorano con passione, competenza e dedizione al servizio dei pazienti. Sono loro il cuore pulsante di questa struttura e il valore più grande che possiamo offrire ai nostri cittadini. L’Osco non è soltanto un luogo di cura, ma un presidio di prossimità che rafforza il legame tra ospedale e territorio e contribuisce a rendere più umani, appropriati ed efficaci i percorsi assistenziali. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito e continueranno a far crescere questo importante progetto per Castel San Giovanni e per tutta la Val Tidone».
Un’assistenza a forte componente infermieristica
L’Ospedale di comunità è una struttura a gestione prevalentemente infermieristica, nella quale l’assistenza è garantita 24 ore su 24. Qui il paziente viene accompagnato in una fase particolarmente delicata del proprio percorso: l’obiettivo è consolidare la stabilità clinica, favorire il recupero dell’autonomia e preparare un rientro a domicilio sostenuto da una rete integrata di servizi territoriali.
Gli infermieri rappresentano il riferimento assistenziale quotidiano per il paziente e lavorano all’interno di un’équipe multiprofessionale composta da medici e altri professionisti sanitari, tra cui i fisioterapisti. La valutazione dei bisogni e il lavoro integrato tra le diverse competenze consentono di definire percorsi personalizzati, accompagnando progressivamente la persona verso il recupero della maggiore autonomia possibile.
La struttura opera inoltre in stretto collegamento con la Centrale operativa territoriale (Cot), la cabina di regia che coordina i servizi ospedalieri, territoriali e domiciliari, con gli assistenti sociali e con i servizi di assistenza domiciliare. È attraverso questa rete che viene preparato il rientro a casa, assicurando continuità e coordinamento nelle diverse fasi del percorso di cura.
In questo modo l’Ospedale di comunità contribuisce a rendere più appropriati i percorsi di ricovero, a evitare accessi non necessari alle strutture ospedaliere per acuti e a rafforzare la rete dell’assistenza territoriale. Un modello fondato sull’integrazione tra professionisti e servizi, che punta a garantire risposte più efficaci e sostenibili ai bisogni di salute delle persone.
Un investimento PNRR da 350mila euro di euro
In Val Tidone la struttura è stata realizzata attraverso la riqualificazione degli spazi al piano terra del blocco A dell’ospedale, in precedenza sede della Riabilitazione ortopedica. L’intervento di manutenzione straordinaria ha consentito di recuperare e valorizzare ambienti esistenti, trasformandoli in uno spazio moderno e funzionale dedicato alla nuova organizzazione dell’assistenza territoriale.
L’Osco si sviluppa su una superficie di circa 820 metri quadrati e comprende 25 locali tra stanze di degenza, spazi destinati al personale e aree dedicate ai visitatori. Gli ambienti sono stati progettati per garantire funzionalità, accessibilità e vicinanza ai familiari, un elemento fondamentale nel percorso di cura delle persone fragili.
La responsabilità della struttura è affidata alla Direzione medica, con referente Valeria Trabacchi; la gestione organizzativa fa capo al Dipartimento delle professioni sociosanitarie, con la coordinatrice Patrizia D’Alogna. Il coordinamento clinico è affidato a Carlo Moroni.




