La tecnologia, quasi sconosciuta ai "vintage", ci rende improvvisamente indispensabili
Siamo cresciuti passando da cellulari grandi come cabine telefoniche a smartphone che sarebbero stati molto utili a scuola
Anna Morando
|17 ore fa

Il nostro rapporto con la tecnologia ce lo invidiano i "vintage"
Oggi parliamo di TECNOLOGIA. Quella cosa che ha avuto una crescita stellare durante la nostra adolescenza e che abbiamo imparato a usare fin da giovanissimi. Una competenza che molti vintage presenti nelle nostre vite ci invidiano, anche se non lo ammetteranno mai. Siamo cresciuti passando da cellulari grandi come cabine telefoniche, con antenna incorporata e batterie così pesanti che per trasportarle serviva un carrellino, a smartphone di ultima generazione. Quelli che cancellano cose che non ti piacciono da una foto venuta bene. E che ovviamente vuoi postare.
Siamo passati dai videogiochi stile Nintendo, con pixel così grandi che potevi quasi salirci sopra, a videogiochi talmente realistici che quando passa un vintage mentre stai giocando ti chiede: “Ma che film stai guardando?”
La tecnologia ci ha aiutato tantissimo, ammettiamolo. Immaginate scrivere una tesi o fare ricerche scolastiche andando ogni volta in biblioteca o scrivendo a macchina: follia pura. Internet ci ha svoltato la vita e la crescita, ma fortunatamente lo abbiamo usato in tempi poco sospetti, quando eravamo ancora capaci di pensare con la nostra testa. Cosa che, a parer mio, creerà molti problemi alle generazioni future.
Vorrei tornare a scuola oggi: in latino avrei tutti 9. Se hai fatto latino, ricorderai che noi poveri millennial traducevamo ancora con il dizionario, e le frasi suonavano più o meno così: “Cesare attraversò il Rubicone cavalcando un grifone alato mentre friggeva uova al tegamino.” Ci sembrava strano, ma lo scrivevamo comunque, convinti fosse giusto. Poi arrivava puntuale un bel 3.
Ma tralasciamo il passato scolastico e concentriamoci sul disagio che la tecnologia ha portato, e continua a portare, nelle nostre vite. Qui il popolo vintage merita qualche parola. Li sento già: “Sei sempre con il cellulare in mano!”
Ed è vero, può anche essere. Ma non passiamo il tempo solo a cazzeggiare. La maggior parte delle volte usiamo il telefono per lavorare, scrivere, leggere, risolvere problemi.
Voi invece? Ore su Candy Crush. Ricette che non farete mai. Immagini imbarazzanti inviate ai parenti con tanto di “buongiornissimo” allegato. Scroll compulsivo sui social per commentare senza senso, solo perché avete un potere di parola che, a volte, vi toglierei. Leggo commenti davvero cattivi e arroganti. Non solo dai vintage, sia chiaro, anche la Gen Z si gioca bene il podio, ma voi vintage avete un talento speciale nel farlo dove non serve. Sotto post ironici cogliete messaggi che non esistono, insultate a destra e a manca, e ora con i video creati con l’AI… meglio non aprire il capitolo. Vi invito solo a ricordare una cosa: dietro a quei contenuti ci sono PERSONE. Persone che ci mettono la faccia, il tempo, la scrittura, la sceneggiatura, le riprese, magari solo per far sorridere qualcuno che ha avuto una giornata storta. Pensateci prima di scrivere la prima cosa che vi passa per la testa.
Altro punto delicato. Il vintage spesso finge di essere esperto di tecnologia… salvo poi cadere dal pero quando non funziona lo SPID, dimentica le password, non riesce a fare un acquisto online o un’app smette di rispondere. Ed ecco che improvvisamente noi, quelli che “perdono tempo sul telefono”, torniamo utili. Ogni volta che vai a trovare un parente, lo vedi avvicinarsi con aria persa e minacciosa allo stesso tempo, pronunciando la frase magica: “Non mi funziona più WhatsApp, me lo sistemi?” E lì entriamo in scena noi millennial disperati. Un po’ ci pesa, un po’ ci rende fieri di essere gli esperti della famiglia. Anche se, a dirla tutta, al massimo siamo esperti di come vendere su Vinted.
Come spesso concludo queste riflessioni, credo che la verità stia nel mezzo. Noi siamo più portati per la tecnologia, e le generazioni dopo lo saranno ancora di più. Ma le differenze non devono creare conflitti. I vintage dovrebbero accettare che molte delle nostre routine passano da uno schermo e che ormai la quotidianità si svolge anche lì. E noi millennial dovremmo ricordarci che tutto è cambiato così in fretta che rimanere un po’ indietro è normale.
Sta già succedendo anche a noi. Mia nipote, due anni, sceglie i video su YouTube da sola e parla con Alexa. Alla sua età io probabilmente mangiavo la terra. Quindi no, non troviamo sempre un motivo per discutere. Ognuno offra quello che ha da offrire. E impariamo a ringraziare per avere accesso a tutto questo. Anche quando ci fa andare in crisi mode.
Siamo passati dai videogiochi stile Nintendo, con pixel così grandi che potevi quasi salirci sopra, a videogiochi talmente realistici che quando passa un vintage mentre stai giocando ti chiede: “Ma che film stai guardando?”
La tecnologia ci ha aiutato tantissimo, ammettiamolo. Immaginate scrivere una tesi o fare ricerche scolastiche andando ogni volta in biblioteca o scrivendo a macchina: follia pura. Internet ci ha svoltato la vita e la crescita, ma fortunatamente lo abbiamo usato in tempi poco sospetti, quando eravamo ancora capaci di pensare con la nostra testa. Cosa che, a parer mio, creerà molti problemi alle generazioni future.
Vorrei tornare a scuola oggi: in latino avrei tutti 9. Se hai fatto latino, ricorderai che noi poveri millennial traducevamo ancora con il dizionario, e le frasi suonavano più o meno così: “Cesare attraversò il Rubicone cavalcando un grifone alato mentre friggeva uova al tegamino.” Ci sembrava strano, ma lo scrivevamo comunque, convinti fosse giusto. Poi arrivava puntuale un bel 3.
Ma tralasciamo il passato scolastico e concentriamoci sul disagio che la tecnologia ha portato, e continua a portare, nelle nostre vite. Qui il popolo vintage merita qualche parola. Li sento già: “Sei sempre con il cellulare in mano!”
Ed è vero, può anche essere. Ma non passiamo il tempo solo a cazzeggiare. La maggior parte delle volte usiamo il telefono per lavorare, scrivere, leggere, risolvere problemi.
Voi invece? Ore su Candy Crush. Ricette che non farete mai. Immagini imbarazzanti inviate ai parenti con tanto di “buongiornissimo” allegato. Scroll compulsivo sui social per commentare senza senso, solo perché avete un potere di parola che, a volte, vi toglierei. Leggo commenti davvero cattivi e arroganti. Non solo dai vintage, sia chiaro, anche la Gen Z si gioca bene il podio, ma voi vintage avete un talento speciale nel farlo dove non serve. Sotto post ironici cogliete messaggi che non esistono, insultate a destra e a manca, e ora con i video creati con l’AI… meglio non aprire il capitolo. Vi invito solo a ricordare una cosa: dietro a quei contenuti ci sono PERSONE. Persone che ci mettono la faccia, il tempo, la scrittura, la sceneggiatura, le riprese, magari solo per far sorridere qualcuno che ha avuto una giornata storta. Pensateci prima di scrivere la prima cosa che vi passa per la testa.
Altro punto delicato. Il vintage spesso finge di essere esperto di tecnologia… salvo poi cadere dal pero quando non funziona lo SPID, dimentica le password, non riesce a fare un acquisto online o un’app smette di rispondere. Ed ecco che improvvisamente noi, quelli che “perdono tempo sul telefono”, torniamo utili. Ogni volta che vai a trovare un parente, lo vedi avvicinarsi con aria persa e minacciosa allo stesso tempo, pronunciando la frase magica: “Non mi funziona più WhatsApp, me lo sistemi?” E lì entriamo in scena noi millennial disperati. Un po’ ci pesa, un po’ ci rende fieri di essere gli esperti della famiglia. Anche se, a dirla tutta, al massimo siamo esperti di come vendere su Vinted.
Come spesso concludo queste riflessioni, credo che la verità stia nel mezzo. Noi siamo più portati per la tecnologia, e le generazioni dopo lo saranno ancora di più. Ma le differenze non devono creare conflitti. I vintage dovrebbero accettare che molte delle nostre routine passano da uno schermo e che ormai la quotidianità si svolge anche lì. E noi millennial dovremmo ricordarci che tutto è cambiato così in fretta che rimanere un po’ indietro è normale.
Sta già succedendo anche a noi. Mia nipote, due anni, sceglie i video su YouTube da sola e parla con Alexa. Alla sua età io probabilmente mangiavo la terra. Quindi no, non troviamo sempre un motivo per discutere. Ognuno offra quello che ha da offrire. E impariamo a ringraziare per avere accesso a tutto questo. Anche quando ci fa andare in crisi mode.

