«Anni formidabili quando uscivamo svestiti d’inverno senza ammalarci»
È come se il nostro sistema immunitario avesse capito che stiamo diventando vintage. E guai a sollevare i pesi da terra!
Anna Morando
|1 settimana fa

Bentornati amici lettori. Lo ricordo sempre: questa rubrica nasce con un obiettivo semplice ma necessario — raccontare come noi trentenni vediamo e viviamo il mondo di oggi.
Lo faremo con ironia, un pizzico di sarcasmo (fondamentale per la sopravvivenza) e una generosa spruzzata di onestà. Perché ridere sì, far finta di niente no.
Lo faremo con ironia, un pizzico di sarcasmo (fondamentale per la sopravvivenza) e una generosa spruzzata di onestà. Perché ridere sì, far finta di niente no.
Oggi parliamo di un argomento molto in voga in questa stagione: i malanni che affliggono la nostra generazione.
E no, non mi riferisco solo alle influenze stagionali. Quelle che ogni anno sentiamo un po’ più vicine, come se il nostro sistema immunitario avesse capito che stiamo diventando vintage anche noi e, grazie alla sua memoria adattativa, ci facesse stare male dell’1% in più rispetto all’anno precedente.
E no, non mi riferisco solo alle influenze stagionali. Quelle che ogni anno sentiamo un po’ più vicine, come se il nostro sistema immunitario avesse capito che stiamo diventando vintage anche noi e, grazie alla sua memoria adattativa, ci facesse stare male dell’1% in più rispetto all’anno precedente.
D’altronde seguiamo grandi guru social che ci invitano a migliorare dell’1% ogni anno… vale anche così, giusto? Ma voglio soffermarmi su un cambiamento più profondo. Un cambiamento strutturale, che ci colpisce non appena superiamo i 30. Non si sa come, non si sa perché, ma dalla sera alla mattina iniziano ad accadere cose che prima non avremmo nemmeno immaginato possibili. Di cosa parlo? Arriviamoci per gradi. Hai mai notato che fino a qualche anno fa uscivi praticamente svestita/o in pieno inverno e non prendevi nemmeno un raffreddore? Che parole come mal di schiena, torcicollo, cervicale pensavi fossero solo qualcosa che sentivi nominare in qualche pubblicità all’ora di cena? Ricordi quando sollevare qualcosa da terra non provocava giramenti di testa o dolori sparsi senza un motivo apparente?
I miei occhi sognanti ricordano quei tempi con un filo di nostalgia. Ed è qui che la memoria corre ai nostri amati nonni. Nella testa risuona ancora la loro voce: “Mettiti la maglia della salute, che poi quando sarai grande vedrai!” E noi, spavaldi e pieni di noi stessi, a rispondere che non serviva… Mamma mia se avevano ragione.
Ma cervicale dopo cervicale si impara, giusto? Nel frattempo, però, siamo diventati esperti di medicinali.
Ci sono persone — me compresa — che girano con una vera e propria farmacia in borsa. Quelle su cui ogni amico può contare. Ti serve un Oki? Presente. Un Brufen? Secondo te non ce l’ho nel mio sacchetto sempre pronto? Sono certa che anche tu hai almeno un amico o un’amica così. All’inizio forse li prendevi anche in giro, ora li ami.
La borsa resta la scorta da viaggio, ma a casa… a casa abbiamo arsenali veri e propri. Il problema? Ogni volta che ti serve qualcosa dopo mesi, è inevitabilmente scaduto. Che ironia, vero? Le differenze generazionali ci saranno sempre. Noi osserviamo, ascoltiamo, assorbiamo. Impariamo dai consigli dei nonni, dalle raccomandazioni dei genitori, dagli errori di chi è venuto prima di noi. Ma non ci fermiamo lì.
Perché noi millennial siamo quella generazione a metà: abbastanza grandi da ricordare la vita senza internet, abbastanza giovani da dover reinventare tutto da capo. Prendiamo ciò che funziona, lasciamo andare ciò che non ci rappresenta più e lo trasformiamo.
Siamo i trentenni in crisi mode, sì. Ma siamo anche quelli che si fanno domande, che cambiano strada, che imparano a conoscersi meglio, spesso a colpi di cervicale e farmacie domestiche, e che evolvono. Perché crescere non significa diventare come chi c’era prima. Significa scegliere chi diventare, un passo alla volta.

