«L'offerta museale cambia da città a città, manca standard regionale»
Interrogazione alla giunta De Pascale da parte di Tagliaferri e Evangelisti (FdI)
Redazione
|6 mesi fa

«Ferragosto non è solo grigliate e gite fuori porta, ma anche cultura. Eppure, in Emilia-Romagna, anche quest’anno l’offerta museale ha mostrato differenze e squilibri che non possono più essere ignorati». Così il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Giancarlo Tagliaferri e la capogruppo Marta Evangelisti annunciano un’interrogazione alla Giunta De Pascale, chiedendo conto della mancanza di uno standard regionale di apertura e comunicazione nei giorni festivi per i musei civici e statali.
«In Emilia-Romagna – spiegano Tagliaferri e Evangelisti – abbiamo assistito a tre modelli opposti: Bologna con orari uniformi e comunicazione centralizzata, ma con il problema delle code interminabili e dei musei periferici lasciati al buio; Parma con la Pilotta aperta a pieno regime, ma senza un vero coordinamento con l’offerta cittadina; e Piacenza, dove il Palazzo Farnese ha fatto la parte del leone con visite straordinarie, ma i visitatori hanno dovuto arrangiarsi tra comunicazioni frammentarie e percorsi culturali poco integrati».
Secondo Tagliaferri e Evangelisti «la Regione non può limitarsi a distribuire contributi a pioggia: serve un Protocollo regionale dei festivi nei musei, che assicuri orari minimi garantiti, comunicazione unificata e contributi per coprire straordinari e accoglienza. E serve anche un monitoraggio trasparente dei dati su aperture, flussi e incassi: non è accettabile che non ci siano indicatori comparabili tra città». I consiglieri non risparmiano una stoccata ironica al capoluogo: «A Bologna ci vantiamo del modello integrato, salvo poi concentrare tutti i turisti in poche sedi centrali con file da aeroporto, mentre i musei periferici restano deserti. Più che di sistema, qui si parla di imbuto». La richiesta di Fratelli d’Italia è chiara: «La Giunta De Pascale si impegni a presentare già dal 2026 una cornice regionale che garantisca livelli minimi di servizio festivo, percorsi integrati e strumenti di prenotazione e informazione unici. Perché la cultura non può dipendere dalla buona volontà di singoli comuni o direttori: è un diritto dei cittadini e un volano per il turismo».
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