Zuppi a Fiorenzuola: «No all'individualismo, sì alla gioia della vita di relazione»
L'arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana ha aperto i festeggiamenti in onore del patrono san Fiorenzo
Donata Meneghelli
|1 anno fa

Il cardinale Matteo Zuppi in visita alla mostra sui cinquecento anni collegiata con il parroco emerito monsignor Gianni Vincini e gli archivisti Donatella Bonetto e Andrea Masini
«La Casa Comune non può essere fatta di monolocali e individualismi. Non possiamo usare gli schermi del pc come specchi e ridurre Dio a un elisir di benessere». Così il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) e arcivescovo di Bologna, giovedì sera in Collegiata, gremita di fedeli in apertura dei festeggiamenti patronali di San Fiorenzo. «Essere qui, in presenza, creare relazioni, è già fare comunità: la Chiesa è relazione», dice dopo un fragoroso applauso ricevuto al suo ingresso.
Dopo i saluti del vescovo Adriano Cevolotto e del parroco monsignor Giuseppe Illica, e l’introduzione della docente universitaria Giuliana Masera, Zuppi è intervenuto sulla Laudato Si’.
Durante la visita Zuppi ha concesso a Libertà uno spazio di dialogo, rispondendo a domande su temi attuali. «La Chiesa ha la responsabilità di parlare per servizio al mondo, non per supremazia». Intervenendo sulla Laudato Si’, ricorda l’urgenza di un’ecologia integrale, unita all’equità sociale, e sottolinea il legame tra spirituale e sociale: «Gesù ci apre agli altri, non semplifica la vita».
Sull’uso di ChatGPT: «È utile, ma è solo uno strumento. Invece molti ragazzi chiedono aiuto all'intelligenza artificiale persino per quesiti esistenziali». Sul consumismo: «Non dà pienezza. La sobrietà, come insegnava Francesco, permette di scoprire la bellezza».
Riguardo la pace, definisce la situazione attuale «una tregua con scintilla di pace» e invita la comunità internazionale a sostenere il dialogo. Sugli scout e la spiritualità dei giovani: «Serve passione, lotta contro le fragilità, fiducia in un Dio che è Padre». Ricorda don Oreste Benzi e Papa Giovanni XXIII come esempi di bontà vera, non buonismo, e invita a vedere gli anniversari come slancio verso il futuro.
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