C’è un grande prato verde dove nascono speranze in “Thor: Love and Thunder”
Redazione Online
|3 anni fa

Ero un po’ abbacchiata da tutta la roba moscetta che ci sta rifilando la Marvel in questa fase 4 (della quale, per ora salvo WandaVision perché è lutto e tragedia, Loki per Tom Hiddleston e Owen Wilson, Black Widow per Florence Pugh e per quella perfetta manciata di minuti con “American Pie”). Poi arriva Taika Waititi, e se non posso avere il mio pane quotidiano di lutto e tragedia mi va benissimo guardare una favolona come quelle che si raccontano ai bambini. Questo è il taglio di “Thor: Love and Thunder” che in tanti momenti viene esplicitato durante il film, dalla biografia di Thor narrata (il figlio di Hemsworth interpreta il piccolo Thor che corre nel film) e approfondita dalla voce dello stesso regista attraverso il roccioso Korg, agli incontri di eroe e antagonista con i bambini asgardiani che ascoltano in silenzio le loro parole.

All’inizio del film Thor vorrebbe essere Don Draper alla fine di “Mad Men”, ma i Guardiani della Galassia gli ricordano il suo dovere di eroe e quindi il nostro si butta in una stupenda sequenza d’azione che non esisterebbe se George Miller non avesse diretto Fury Road: sulla grancassa sparata di “Welcome to the jungle” dei Gun’s Roses Thor spacca e fa spaccate, piroettando velocissimo dalla concentrazione guerriera del Dio del Tuono e tutti quegli epiteti che ci ricordava nei primi film alle gesta clamorose da vero tamarro per arrivare a quella caratterizzazione un po’ cialtrona che Taika Waititi gli ha cucito addosso in “Thor: Ragnarok”.



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