La scuola come sistema vivo, Andrea Grossi allo “Specchio” di Telelibertà

Matteo Prati
|1 settimana fa
La scuola come sistema vivo, Andrea Grossi allo “Specchio” di Telelibertà
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Dalla pianificazione degli organici alla gestione dei conflitti, dal dialogo con le istituzioni al contatto quotidiano con le scuole: il lavoro del provveditore è una regia silenziosa ma decisiva. Andrea Grossi, parmigiano già docente e preside, in carica dal 18 settembre 2024 come provveditore agli studi di Parma e Piacenza, si è raccontato allo “Specchio” di Telelibertà, ospite di Nicoletta Bracchi, offrendo uno spaccato concreto su come oggi si governa un sistema complesso come quello scolastico.
«Il mio lavoro si muove su tre piani - spiega Grossi - la gestione e la pianificazione del personale, i procedimenti disciplinari quando le cose non funzionano e l’area della rappresentanza, il supporto alle scuole e il rapporto con istituzioni, enti locali e territorio».
Un ruolo che richiede visione ma anche presenza costante: «In questo primo anno ho percorso molti chilometri, incontrando persone che credono profondamente nella scuola, nonostante la complessità della macchina burocratica». Il periodo delle iscrizioni, concentrato soprattutto a febbraio, è sempre delicato.
«Il ruolo dei genitori esiste, ma oggi è meno invasivo rispetto al passato: raramente intervengono direttamente, piuttosto esercitano un’influenza indiretta. Persistono alcune visioni culturali radicate, come l’idea che la “vera” formazione passi solo dai licei, ma fortunatamente cresce la consapevolezza del valore dei percorsi tecnici e delle opportunità che offrono».
Tra i passaggi più delicati c’è la riorganizzazione degli istituti comprensivi, un tema discusso da oltre dieci anni. «Circa il 95 per cento delle scuole italiane del primo ciclo è organizzato in forma comprensiva – spiega – la verticalizzazione dei percorsi e la continuità educativa si sono rivelate scelte efficaci. La fase attuale è quella dell’attuazione concreta. Il nodo non è più il principio, ma le modalità con cui il cambiamento viene realizzato. Stiamo lavorando ascoltando docenti e famiglie, cercando di ridurre dubbi e incertezze».
Grossi richiama anche l’importanza del rapporto con il territorio: «La scuola non è un corpo separato. Educare alla cittadinanza significa far vivere ai ragazzi il contesto in cui crescono, in dialogo con associazioni, istituzioni e realtà produttive». E ai dirigenti scolastici, chiamati a ruoli manageriali complessi, ricorda: «Parliamo di istituti con mille studenti e oltre cento dipendenti. Le scuole sono piccoli comuni da amministrare». Guardando al futuro, le sfide principali sono digitale e calo demografico: «Parma e Piacenza tengono sul piano demografico, permettendo di progettare e migliorare l’offerta formativa. L’obiettivo è creare un tessuto connettivo tra le scuole, un respiro comune che rafforzi la qualità del sistema».
Infine, un richiamo alla dimensione umana della scuola: «Chi pensa alla scuola come a un mondo statico si sbaglia. Negli ultimi anni ci sono state accelerazioni enormi: didattica digitale integrata, laboratori, approcci innovativi. Ma al centro restano i progetti educativi e, soprattutto, la passione dei docenti». E chiude con un’immagine personale: «La foto con mio figlio il primo giorno di scuola: è l’immagine di un genitore che dà fiducia. È ciò che la scuola chiede alle famiglie oggi più che mai».
Educare oggi: ascolto, relazione e responsabilità
Tra le parole che il provveditore ha richiamato più volte c'è anche “ascolto”. «È una competenza fondamentale, soprattutto nella scuola di oggi», spiega. «Uno studente che si sente davvero ascoltato è già sulla strada giusta, percepisce di essere riconosciuto come persona, non solo come un numero». Secondo Grossi, il rapporto dei giovani con la scuola è profondamente cambiato rispetto al passato. «I ragazzi non accettano più l’idea di studiare soltanto in funzione di una promessa futura. Vivono in un presente incerto, spesso fragile, e hanno bisogno di esperienze autentiche e concrete, pronte a dare senso allo sforzo quotidiano e di costruire motivazione». Anche i comportamenti problematici, sottolinea, vanno letti con maggiore profondità.
«L’aggressività non nasce dal nulla: spesso è figlia della frustrazione e dell’imitazione. I social media hanno accorciato i tempi di attenzione e ridotto la capacità di attendere e di elaborare le emozioni». Per questo, conclude Grossi, «serve un lavoro educativo costante e condiviso, che affianchi alle regole e alle sanzioni un’azione di accompagnamento, responsabilizzazione e cura delle relazioni». Le puntate di “Lo Specchio di Piacenza” sono disponibili on demand sul sito di Telelibertà e Libertà.