La psicologa Barbieri: "A Gaza colpisce la mobilitazione dei giovani"
La piacentina ha raccontato la sua esperienza con Medici senza frontiere davanti a 400 studenti del Colombini riuniti a Palazzo Gotico
Thomas Trenchi
|4 mesi fa

Massimo Trespidi e Aurelia Barbieri - © Libertà/Thomas Trenchi
Raccontare Gaza partendo dagli occhi di chi ci ha lavorato. È ciò che ha fatto oggi (21 ottobre) Aurelia Barbieri, psicologa piacentina di Medici senza frontiere, davanti a circa quattrocento studenti del liceo Colombini riuniti a Palazzo Gotico. “Voglio tornare a Gaza, voglio rivedere i miei colleghi e poter fare ancora il mio lavoro là”, ha detto, ripercorrendo i mesi trascorsi tra ospedali e centri di salute primaria nella Striscia.
A dialogare con lei il vicepreside e consigliere comunale Massimo Trespidi, introdotto dai saluti dell’assessore alla Cultura Christian Fiazza. “Ci interessa ascoltare, dalla voce di una testimone, qual è lo stato dell’umanità a Gaza – ha spiegato Trespidi – al di là dei discorsi geopolitici.”
Barbieri ha lavorato negli ospedali di Nasser e Helou, nel sud e a Gaza City, tra gennaio e aprile, continuando poi a supportare i progetti fino a luglio. “È un’esperienza estremamente particolare – ha raccontato –. Lavoro con Medici senza frontiere da dieci anni, ma è la prima volta che opero dentro un genocidio. La sofferenza e la mancanza di accesso alle cure sono immense, ma colpisce la mobilitazione dei giovani che chiedono giustizia”.
Sulla situazione attuale, la psicologa è netta: “La tregua è debole, gli attacchi continuano e l’accesso agli aiuti umanitari resta molto limitato. Centinaia di camion con medicinali e cibo aspettano ancora di entrare ai valichi”.
Nel corso della sua carriera Barbieri ha operato in Congo, Burundi, Haiti, Marocco, Giordania, Repubblica Centrafricana, Iraq, Siria e Artsakh. La sua prima missione risale al 2015, in un centro di accoglienza in Sicilia.

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