Legambiente: Manifattura tabacchi, il verde andava pianificato prima
Giuseppe Castelnuovo interviene riguardo all'area verde prevista nel nuovo quartiere. «All'estero si piantano subito gli alberi, perché ci mettono tempo a crescere»
Filippo Lezoli
|15 giorni fa

I cantieri nell'ex manifattura tabacchi
«Ma quello è un parco?». È la domanda sottesa alle parole di Giuseppe Castelnuovo, attivista di Legambiente, riguardo all’area verde prevista nel quartiere che sta sorgendo al posto della Manifattura Tabacchi.
«Quando si presenta un progetto così impattante di lottizzazione - afferma Castelnuovo - all’estero solitamente si mostra innanzitutto il piano dell’area verde, che è anche il primo a essere realizzato. Si comincia da lì perché gli alberi necessitano di tempo per crescere. Solo dopo si procede attorno, tenendo naturalmente conto delle aree di cantiere. Del progetto del parco, invece, noi non sappiamo nulla». In realtà si sa che comprenderà la pista ciclabile, orti didattici e un’area gioco per bambini. Ma anche queste funzioni peculiari - «di cui sono contento» dice l’attivista - potrebbero limitare lo spazio delle piantumazioni. «Quanto sarà ampia l’area boschiva? Sarà aperta, come ci auguriamo, o delimitata? A uso esclusivo dei residenti o aperta a tutti? - domanda - Vorremmo saperlo. Torniamo a chiedere un masterplan».
L’attivista dice inoltre che sarebbe opportuno avere ragguagli sulla pista ciclabile prevista: «Non basta un tratto fatto bene, occorre dare continuità alla pista, altrimenti serve a poco».
Castelnuovo torna anche sulle parole di Serena Groppelli, assessora all’ambiente, e della lista civica di centrosinistra; parole che ruotano attorno a un decimale: quello 0,23% che corrisponde ai 30 alberi abbattuti in piazza Cittadella rispetto ai 13mila censiti. Dopo avere bollato come «incommentabili» quelle parole, finisce per commentarle. «Le piante in piazza Cittadella avevano una funzione importantissima» dichiara. «Se piantiamo cento alberi da un’altra parte è una compensazione a livello cittadino, ma per quel luogo preciso la mancanza degli alberi rimossi è un deficit enorme».
Sul punto, interpellata, l’assessora Groppelli dice «che gli agronomi sono stati i primi ad affermare in modo chiaro che quelle piante erano arrivate al loro fine ciclo vitale».
«Un conto - continua - è un tiglio immerso nella natura, un contro invece è un tiglio nell’asfalto, la cui vita è senz’altro più breve. Quelle piante non stavano così bene». «L’amministrazione deve avere guardare a tutto tondo - chiude - se a una pianta cade un ramo in città la conseguenza può essere rilevante. In Cittadella le piante non erano funzionali, in piazza Casali lo saranno e ne metteremo di più».