Durante il lockdown polveri sottili ridotte solo del 10% a causa del riscaldamento domestico
Redazione Online
|5 anni fa

Diversi studi sono in corso per capire la correlazione tra la qualità dell’aria e la diffusione del Covid 19.
Ossidi di azoto, polveri sottili e ozono sono stati gli inquinanti oggetto dell’indagine condotta dal Leap (Laboratorio energia e ambiente Piacenza) nel periodo 24 febbraio-5 aprile, ovvero subito dopo l’inizio dell’epidemia e nel primo periodo di lockdown avviato il 9 marzo. Da quella data, in base al decreto ministeriale era possibile spostarsi solo per ragioni di lavoro, salute e necessità.
Nell’indagine sono stati analizzati i dati registrati nelle centraline Giordani-Farnese e Montecucco di Piacenza (fondo urbano) e quella di Besenzone in provincia (fondo rurale) e confrontati con le medie dello stesso periodo negli otto anni precedenti.
L’esito evidenza la riduzione significativa del 50% nelle stazioni di Piacenza degli ossidi di azoto collegati al traffico veicolare, mentre è meno impattante la variazione di questi inquinanti a Besenzone. I livelli di polveri sottili (Pm10 e Pm 2,5) invece, non hanno risentito in maniera apprezzabile delle misure restrittive. “Si tratta di riduzioni del 10/15% – spiega il professor Michele Giugliano del Leap – il particolato oltre al trasporto su strada, è dovuto alla combustione da riscaldamento domestico, in particolare dal largo uso soprattutto legna e pellet”.
Tra febbraio e aprile il riscaldamento domestico era ancora attivo e la permanenza nelle abitazioni è aumentata perché si poteva uscire solo per determinati motivi, molte aziende erano chiuse e molti lavoratori in smart working.
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