La raccolta dei rifiuti vista da chi ci lavora, «Tra fatica e insulti»
Antonio De Leo (Fp Cgil) inquadra le difficoltà di chi opera nel settore: “porta a porta” più pesante, più “fragile” chi lavora nelle cooperative
Filippo Lezoli
|2 giorni fa

Due operatori addetti alla consegna dei bidoncini della raccolta puntuale
Caricano e scaricano i bidoncini da 40 litri e magari ricevono anche l’insulto di un cittadino che li grava di una “colpa” che non hanno. Nel cuore della raccolta puntuale dei rifiuti ci sono i piacentini che devono trasformare le loro abitudini, ma anche i lavoratori, soprattutto delle cooperative, che ne portano sulle spalle il maggiore peso, in senso letterale. Una recente lettera a Libertà lo ha sottolineato e a confermarlo è anche Antonio De Leo, della Funzione pubblica della Cgil.
«Per gli operatori la raccolta puntuale è certamente più pesante - afferma - una criticità che ci è stata segnalata da tanti addetti. La modalità di raccolta puntuale comporta un’attività che passa dalla continua salita e discesa dai veicoli al sollevamento di carichi non sempre rispettosi dei limiti. Ci sono raccolte, come quella del vetro, che sono particolarmente onerose sotto il profilo fisico per il personale». Non solo, De Leo dice che sono state segnalate «delle vere e proprie aggressioni verbali, fortunatamente non ancora sfociate in qualcosa di peggio, a carico di chi svuota i cassonetti per il decoro urbano. Purtroppo c’è chi crede di rifarsi sul lavoratore che eroga il servizio in quel determinato giorno, che sia il cosiddetto “vaschettista”, ovvero chi con il camioncino va in giro a svuotare i bidoncini della puntuale, o che siano gli altri operatori che girano nelle strade».
Un’attenzione, quella per coloro che lavorano nella raccolta dei rifiuti, balenata anche in consiglio comunale con l’intervento di Matteo Anelli (Pc Coraggiosa), che li ha ringraziati, esprimendo loro solidarietà per l’attività compiuta quotidianamente.
Quando il discorso si allarga, De Leo ricorda che «soprattutto a Piacenza la gestione dei servizi ambientali non è demandata solo a Iren, che è l’affidataria di Atersir che gestisce a livello consortile l’igiene ambientale dei comuni dell’Emilia-Romagna. Qui operano infatti diverse cooperative di inserimento sociale, con personale di origine non italiano ».
Spiegando la natura del problema, fa un cenno alla “remigrazione” di cui tanto si parla in questi giorni, sottolineando l’importanza dei lavoratori stranieri in questo comparto. E fornisce un paio di dati per suggerire la dimensione del fenomeno: «I dipendenti di Iren per la raccolta sono a Piacenza 115, quelli di una sola cooperativa che si occupa della raccolta rifiuti, per lo più stranieri, sono 167». Difficile, fa capire, sarebbe farne a meno.
Il personale di una cooperativa, spiega il sindacalista, «guadagna fra i 1.700 e i 1.800 euro lordi, mentre gli omologhi di Iren, i dipendenti interni, passeranno dai 2.124 euro odierni ai 2.350 euro con l’ultimo rinnovo contrattuale».
«I lavoratori delle cooperative - continua De Leo - fanno parte della catena degli appalti. Più quest’ultima si allunga, più è complicato garantire sicurezza, trasparenza e diritti all’interno della filiera. Anche in quest’ottica è stato chiesto un incontro, non limitato alla sola raccolta puntuale, all’amministrazione comunale di Piacenza. Vogliamo avere una visione più chiara che tenga conto della realtà del settore, mettendo al centro la fragilità dei lavoratori e invitando la parte pubblica a prendere posizione per migliorare le condizioni del servizio e per ridurre, ad esempio, le tariffe ai cittadini, anziché alzare soltanto l’utile del gruppo».

