Giulia, dall'olimpo del tennis alla carrozzina: «La vita a volte fa schifo, ma io sono qui». La sua storia in un libro
Gardani si è iscritta all'università e con la voce e il suo esempio insegna tennis alla Farnesiana. Si racconta in "Giulia. Quel rovescio all'incrocio" scritto da Thomas Trenchi: la presentazione, il 21 marzo al teatro dei Filodrammatici

Elisa Malacalza
|7 ore fa

Il giornalista Thomas Trenchi e la tennista Giulia Gardani con una copia del libro
Giulia Gardani la incontriamo al campo della Farnesiana, dove va ogni giorno, ogni volta che entra-esce dagli ospedali dove ha passato anche l’ultimo capodanno.
Insegna con la voce, e più di tutto con un esempio gigantesco, quello di una pugile più che di una tennista professionista come lei, dall’olimpo alla carrozzina.
I suoi occhi verdi sono gli stessi di prima dell’incidente del 23 agosto 2023: chiamarlo incidente, in realtà, è profondamente ingiusto. Una donna, Imani Lucas, l’ha travolta al semaforo, nell’ultimo giorno di viaggio di nozze a New York di Giulia e Matteo Maj, suo marito; quella donna li ha travolti premendo sull’acceleratore perché “sentiva le voci” e credeva di parlare con Dio. Roba da impazzire, tanto è insensata.
Nessuno ha capito perché una donna così psichiatricamente fragile fosse alla guida, ma Giulia, che non cammina più sulle sue gambe e non conta più gli interventi che ha subìto, a lei non pensa. «Zero», dice. Pensa a tornare ogni giorno nel luogo che le fa bene: il campo della “Farne”, «noi la chiamiamo così», precisa.
Ora, dopo essersi iscritta all’Università (ha dato quattro esami dall'ospedale di Fiorenzuola), si racconta in un libro, “Giulia, quel rovescio all’incrocio”, edito da Officine Gutenberg e già disponibile in libreria con la prefazione di Stefano Meloccaro e la dedica di Jannik Sinner.
La prima presentazione è al teatro dei Filodrammatici il 21 marzo alle 18.
«La vita fa schifo», ammette Giulia, che non sa cosa sia la retorica. «Prima incastravo 160 impegni al giorno. Ora tutto è lento. In un giorno riesci a fare una cosa sola, e spesso ti passa la voglia perché devi per forza dipendere dagli altri per farla». Eppure non molla, mai. Il sogno vero è tornare in piedi. Quello concreto è darsi obiettivi ogni mattina.
«Il mio cervello e il mio cuore sono qui con me».
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